In Italia siamo arrivati a un livello di inaccettabile discriminazione anche attraverso la rivisitazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) da parte del Ministero della Salute (un tempo della “Sanità”).
Ogni discriminazione è sinonimo di ingiustizia e iniquità. Non bastano le guerre in atto e gli “appoggi”, anche da parte di Paesi come il nostro, a regimi che adottano questi cosiddetti “princìpi”, nonché gli altri esempi “storici”, dall’epurazione degli indiani d’America a quella degli ebrei ai tempi di Hitler e Mussolini, oggi assistiamo a una recrudescenza dell’emarginazione che è oggetto di analisi storiche e politiche: quella basata su sesso (e orientamento sessuale), razza, religione, età, cultura, disabilità.
Escludere, negare diritti per chi li ha, trova sull’altro piatto della bilancia privilegi sempre per pochi, situazioni da “Marchese del Grillo” che irritano sempre di più. E quando lo stato sociale, che il capitalismo e le destre utilizzano solo per propaganda e affarismo, se ne va alle ortiche le discriminazioni si manifestano anche sul lavoro, sulla scuola, su opportunità negate, su ogni servizio al quale i cittadini hanno diritto di accedere. Anche perché pagano le tasse, quelle tasse che finanziano anche balletti rosa e viaggi costosi per politici infedeli, che godono – di fatto – di “livelli di assistenza” da parte del popolo molto elevati!
Mentre il governo sa come reperire 14 miliardi di euro per le spese militari e un miliardo e passa per i centri in Albania (con la Corte di Giustizia dell’UE che boccia l’accordo sui “Paesi sicuri”, confermando le indicazioni della Cassazione), “taglia” sulla scuola e sulla sanità, sul mezzogiorno, e quindi anche sui sostegni ai disabili, sulla base della citata rivisitazione dei LEA, negando scarpe ortopediche necessarie per molti bambini, alquanto costose e non alla portata di tutte le famiglie, ignorando una situazione reale di povertà che viene puntualmente propagandata con un “considerevole” aumento dell’occupazione.
La tendenza è, quindi, quella di considerare i disabili come un fastidio, un peso da scaricare, di considerarli – come un tempo non molto lontano – “storpi”. Ma l’Alzheimer politico fa dimenticare che sono cittadini come gli altri, con gli stessi diritti e con la stessa dignità. Già la decisione di tagliare i fondi per la prevenzione (del tumore al seno e di altra natura), anche questa alquanto recente, ha fatto storcere il naso. Il business si incrementa le cure, non attraverso la prevenzione, e magari nelle strutture private degli amici degli amici.
Lo stato sociale è derivazione del pensiero socialista. I fascismi, che hanno handicap mentali, considerano “storpi” coloro che hanno un handicap fisico, considerano i malati come un’opportunità per far ingrassare i già obesi imprenditori della sanità privata.
Quando si negano le carrozzine a chi non può camminare e si spendono soldi per i carri armati vuol dire che si è toccato il fondo.

