La kermesse elettorale di Forza Italia in una terra, quella calabrese, alla quale da poche ore erano state notificate “via social” le dimissioni del presidente della Regione (con tanto di contestuale promessa-minaccia di ricandidatura), è iniziata con la “scusa” degli Stati Generali del Mezzogiorno, a Reggio Calabria, presente il ministro e vicepremier Tajani, che del partito fondato dal Berlusca ha ereditato la guida.
Va premesso che, ministri della cultura (volutamente con la “c” minuscola) a parte, notoriamente “fuori concorso”, forse nessuno degli attuali governanti conosce il significato di “Stati generali”. Era un’assemblea consultiva attiva prima della Rivoluzione Francese, nella quale erano rappresentati i tre ordini o stati della società: clero, nobiltà e borghesia, e veniva convocata dal re per avere soprattutto consensi su problematiche importanti. Ma è da dubitare che ciò sia noto a chi mette in dubbio la storia o conosce solo quella delle “gesta” del regime fascista di un secolo fa.
Questo show elettorale, però, ha avuto una risonanza nazionale (e in parte anche al di fuori dei nostri confini) per via delle affermazioni, nel corso di un rito religioso collaterale all’evento, da parte di un prete. “Basta con la cultura della legalità che tanti danni ha fatto”. Così pare si sia espresso (la funzione religiosa era a porte chiuse, chissà poi perché?), il sacerdote Nuccio Cannizzaro, secondo quanto pubblicato da “Repubblica”. Non è dato sapere con certezza se tale affermazione abbia generato o meno imbarazzo tra gli astanti, Tajani e l’ormai ex presidente della Regione Occhiuto compresi. Ma il prete pare abbia sferrato un vero e proprio attacco alla magistratura, evidenziando che “la politica deve prevalere sugli altri poteri” e che “bisogna ripristinare l’immunità parlamentare” (che, diciamo la verità, esiste ancora di fatto).
Questo sacerdote non ha una storia cristallina. È stato indagato e poi assolto in un processo di ‘ndrangheta, è stato oggetto di intercettazioni telefoniche “imbarazzanti” sotto il profilo etico, soprattutto tenendo conto della tonaca che portava e porta.
Il messaggio lanciato è una provocazione, non può essere tollerato o messo sotto il tappeto. La Destra è certa di confermarsi alla guida della Regione, con o senza Occhiuto e questo “assist” fuori luogo del prete potrebbe risultare controproducente, anche se i metodi di vendemmia dei voti (le elezioni si terranno a ottobre) si sono spesso ispirati alle linee-guida indicate nell’omelia del religioso reggino.
Quando si ascoltano parole del genere in una terra che ha visto uccidere dalla ‘ndrangheta centinaia di persone che l’hanno combattuta, da Gianni Losardo a Peppino Valarioti, da Maria Chindamo a Gianluca Congiusta, da Antonino Scopelliti a Lodovico Ligato, da Francesco Ferlaino a Giovanni Trecroci, da Lea Garofalo a Francesco Fortugno, per finire al piccolo e innocente Nicholas Green, non si può che rimanere disgustati.
Quando si ascoltano parole del genere tornano alla mente le grandi figure di don Pino Puglisi e don Peppe Diana, che hanno combattuto le mafie a Palermo e nella Terra dei Fuochi, venendo entrambi uccisi. Tornano alla mente le figure di don Luigi Ciotti e dell’attività che da anni svolge tramite “Libera”, come pure quella del coraggioso sacerdote di Cetraro don Ennio Stamile.
Tornano alla mente anche Giovanni Falcone, Boris Giuliano, Paolo Borsellino, Antonino Caponnetto e tutti gli altri magistrati ed esponenti delle forze di polizia, tornano alla mente giornalisti come Mario Francese, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Pippo Fava e tanti, troppi, altri.
E torna alla mente tanta gente comune che con l’illegalità non ha voluto mai convivere, gente come l’imprenditore Libero Grassi, ce n’è tanta anche in Calabria che non si piegherà mai.
Non si può assistere alla divulgazione di un “manifesto politico”, dal quale i vertici di Forza Italia non si sono pubblicamente dissociati, né hanno fornito chiarimenti o smentite. Il popolo non si riconosce in certi valori, tutte le forze politiche non di destra hanno aspramente formulato commenti su tale sortita del prete reggino.
Piuttosto, va doverosamente detto, attraverso i social una “scomoda” ex-deputata calabrese di Alleanza Nazionale, Angela Napoli, che fece parte della Commissione Antimafia, si è così espressa: “Non facciamo altro che attivarci per infondere nei giovani la cultura della legalità e poi dobbiamo apprendere che un prete, innanzi a una platea politica, si permette di dire «Basta alla cultura della legalità». Mi viene da pensare che forse sono io ad avere una cultura errata”.
Per completezza di informazione storica, non si dimentichi che in Francia, l’ultima volta che si riunirono gli Stati Generali fu il 5 maggio del 1789, per affrontare la crisi finanziaria del Paese, governato da Luigi XVI. Poco più di due mesi dopo, il 14 luglio, iniziò la Rivoluzione.

