In Sudan la guerra civile tra i governativi di Al-Burhan ed i ribelli RSF di Hemedti-Dagalo prosegue senza esclusione di colpi. L’esercito regolare sudanese, di recente, ha riconquistato Jabal Ayder e anche altri quartieri della città di Ombadda, quest’ultima è controllata per il 75% dall’esercito regolare. Ma se i governativi avanzano in molte regioni del paese africano, nella martoriata e famosa regione del Darfur invece arretrano, perché qui i ribelli RSF hanno man forte e avanzano. Nel frattempo il governo sudanese e la Russia hanno raggiunto un accordo per la futura installazione di una base navale e centro logistico russo nella città di Port Sudan, affacciata sullo strategico Mar Rosso. Ad annunciarlo è stato il Ministro degli Esteri sudanese, Alì Youssif. Un mare assai strategico dove passa buona parte del commercio navale mondiale, diretto verso il Canale di Suez, tant’è che anche il governo egiziano sa benissimo l’importanza di questo mare e del canale marittimo succitato che, insieme alla Russia e Iran, sostiene anch’esso il governo sudanese di Al-Burhan, un sostegno vitale anche per tenere sotto controllo la frontiera meridionale con il Sudan ed evitare il caos. Un caos esacerbato ulteriormente dagli attacchi indiscriminati delle RSF nei confronti dei civili. Infatti nel campo profughi di Zamzam, vicino la città di El Fasher, di recente sono state uccise più di 500 persone e si sono verificati saccheggi e stupri di massa nei confronti delle donne. Un attacco atroce che è stato duramente condannato anche dall’ONU. Il massacro nei confronti dei civili nel campo profughi di Zamzam, è parte di una pesante offensiva militare delle milizie RSF che stanno tentando di conquistare la città di El Fasher, una delle poche città ancora in mano governativa nella regione del Darfur e sotto pesante assedio da un anno. Si sottolinea che il 15 aprile il martoriato paese africano “celebra” i due anni di guerra civile tra i governativi e le milizie RSF.
In Medio Oriente l’esercito israeliano continua a bombardare la martoriata striscia di Gaza, dove nelle ultime 24 ore sono morti 17 palestinesi e circa 70 ne sono rimasti feriti. Nel mentre il gruppo di resistenza palestinese Hamas sta esaminando i requisiti della recente proposta di “cessate il fuoco” proposto da Tel Aviv, ed hanno riferito che daranno una risposta il prima possibile nei colloqui. La proposta israeliana, inoltrata agli egiziani e qatarioti che sono gli storici mediatori delle due parti in conflitto, prevede un “cessate il fuoco” di 45 giorni in cambio del rilascio di 11 prigionieri israeliani da parte di Hamas. Nel frattempo la guerra infuria a Gaza, il governo israeliano di Netanyahu di recente ha deciso di raddoppiare il numero dei coloni ebrei nelle alture siriane del Golan, una zona strappata alla Siria ed occupata illegalmente da Tel Aviv dal lontano 1967. Attualmente ci vivono nelle suddette Alture 30 mila ebrei e più di 20 mila cittadini appartenenti alla comunità etnico-religiosa dei Drusi. L’obiettivo di Netanyahu è aumentare la presenza coloniale ebraica, offrendo ai coloni dei sostanziosi incentivi economici per i coloni ultranazionalisti che decidono di stabilirsi nell’area. Un’area dove da dicembre 2024, in seguito al crollo del governo siriano di Bashar Al-Assad che rivendicava le alture come legittimamente sue, adesso l’esercito israeliano ha mano libera per espandersi, infatti lo strategico e imponente Monte Hermon e zone adiacenti della Siria sono state conquistate da Israele in questi mesi, dove ha anche installato ulteriori basi militari, giustificando il tutto per presunti “motivi di sicurezza”.
Il Venezuela, di recente, per far fronte alle sanzioni statunitensi e ravvivare l’economia ha deciso di espandere la sua capacità di produzione nazionale del greggio. L’azienda nazionale petrolifera PDVSA, in collaborazione con il governo socialista di Maduro, con la Petromonagas, la VCHOA e l’Università delle Scienze Humberto Fernàndez Moràn del Venezuela, hanno implementato un programma che prevede la costruzione di impianti di desalinizzazione del greggio, esplorazione di nuovi giacimenti petroliferi e la diversificazione della produzione del petrolio anche in altri settori, come ad esempio quello petrolchimico. Il tutto con l’obiettivo di essere più autosufficienti e resistenti alle sanzioni statunitensi, dare impulso all’industria petrolifera nazionale e aumentare le esportazioni. Infatti da febbraio 2025 il paese latinoamericano ha aumentato la produzione petrolifera e si è anche registrata una considerevole crescita economica.
Ed infine in Thailandia, di recente, il governo locale ha approvato una legge che vieta espressamente le punizioni corporali ai bambini, sia a scuola sia a casa. Con questa decisione e legge, la nazione asiatica diventa il 68° paese al mondo a vietare le punizioni corporali e psicologiche in tutti gli ambiti: a scuola, a casa, centri per minori e così via.

