Ha scritto l’ex ambasciatrice Elena Basile (si è dimessa dall’incarico per poter dire liberamente quanto viene nascosto ai cittadini dalle élite europee in questo cruciale momento storico): l’opinione pubblica informata potrebbe evitare «l’involuzione autoritaria delle nostre democrazie». In realtà, questa involuzione è già in atto. L’informazione non manipolata potrebbe solo arrestare e invertire la tendenza. L’ambasciatrice coglie in pieno il problema fondamentale del nostro tempo: con la disinformazione, le élite -beneficiando di un’immeritata credibilità, estorta proprio con la disinformazione- cercano di conquistare la testa del cittadino (l’obiettivo è proprio la realizzazione di un “colpo di Stato nella testa”).
Non è un fatto di oggi. Ne parlava già Luciano Gallino fin dal titolo di un suo libro: Il colpo di Stato di banche e governi. Nel testo, l’autore precisava che l’espressione “colpo di Stato” correva nella saggistica internazionale e serviva a descrivere quanto stava avvenendo a danno dei cittadini e della natura democratica dei sistemi politici occidentali. Il libro ha per oggetto la crisi economica del 2008 e le sue conseguenze. Detta crisi era venuta fuori dai comportamenti delle banche statunitensi (coadiuvate da quelle europee) e dalle sciagurate scelte della politica Usa (abolizione di alcune norme di contenimento bancario, varate dopo la crisi del 1929 per impedire che le banche speculative facessero di nuovo precipitare il mondo nella catastrofe). Per salvare le banche (e quindi per non accrescere la già gravissima crisi; però Yanis Varoufakis fece notare che andavano salvate le banche, ma non i banchieri, come invece fu fatto dalla politica), i governi Usa ed europei svuotarono i bilanci pubblici, mandandoli in profondo rosso. Dopo un po’ (intorno al 2011) i governi cominciarono a dire che i disavanzi erano dovuti all’eccessivo onere dello Stato sociale, ormai non più sostenibile. Non era vero, come documentato da Luciano Gallino e dagli esperti con la coscienza pulita. Il peso dello Stato sociale pre-crisi si aggirava intorno al 25% del Pil e tale rimase sostanzialmente anche dopo. Ai cittadini -per governarli a nome loro, ma per conto delle élite- bisognava però vendere una balla enorme.
Quando fanno cose di questo genere, i governi sono ancora democratici? Democrazia significa forse turlupinare il demos? In epoca neoliberista pare di sì. È proprio questa la ratio della controrivoluzione neoliberista. Era stata preparata per decenni sul piano culturale, poi ha fatto l’esordio sul piano politico con l’elezione di Reagan negli Usa e con i governi della Thtatcher in Gran Bretagna. Dopo è dilagata ovunque ed è il nostro attuale panorama politico-mediatico, che ci trasforma in un ossimoro vivente: sudditi liberi (sudditi di fatto che si presumono liberi, perché mentalmente colonizzati dal dominante pensiero unico, nemico mortale del pensiero critico -tacciato di putinismo dall’intolleranza del maccartismo di ritorno-).

