La “bocciatura” da parte del CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) alle Linee guida per ll’Educazione civica di Valditara si inserisce pur sempre nella stessa cornice, quella della Legge 92 del 20 agosto 2019 che ha introdotto la nuova educazione civica. Di modo che il parere del CSPI respingendo, anche conferma.
Nell’impianto della scuola neoliberale che ha progressivamente posto fine alla scuola pubblica, l’educazione civica rappresenta un tassello strategico per due principali ragioni. in primo luogo costituisce un ulteriore elemento di frammentazione della didattica e di delegittimazione delle discipline e del loro autonomo valore pedagogico. Infatti il monte ore della nuova educazione civica non è aggiuntivo, bensì viene ritagliato dalle discipline, che devono “cedere” ore. Ma non è nemmeno tanto questo il problema, quanto il fatto che l’educazione civica viene scissa dalle discipline. Come se l’insegnamento dell’educazione civica non fosse già immanente alle discipline stesse (è forse possibile insegnare la Storia senza insegnare, al contempo, anche educazione civica?), in modo particolare (ma non esclusivo!) a quelle umanistiche, che hanno maggior prossimità.
In secondo luogo, nella scuola neoliberale l’educazione civica assolve al ruolo di riproduzione dell’ideologia sotto l’efficace ombrello del civismo e dei valori della Costituzione. In questo modo, il ricorso ovviamente ad espressioni e principi che nessuno metterebbe mai in dubbio, salvo sentirsi meritevole di riprovazione (solidarietà, inclusione, parità di genere ecc.) servono a mascherare il crescente ingabbiamento della scuola in protocolli decisi a monte dalle centrali di elaborazione dell’ideologia e recepiti pedissequamente e in forma standardizzata dai sistemi di istruzione nazionali, quali si sostanziano tipicamente, per esempio, nell’agenda 2030.
I segnali che, arrivati ormai al punto in cui ci troviamo (cioè con la scuola ormai da tempo a valle di tutti i processi decisionali, che recepisce qualunque cosa come un corpo morto) questa cappa si vada intensificando, e che l’educazione civica così intesa e declinata vada in questa direzione, sono numerosi. Così il parere del CSPI contiene, accanto ad alcune critiche grosso modo condivisibili, anche l’indicazione di aggiungere esplicito riferimento all’immancabile “educazione contro ogni forma di discriminazione e violenza di genere”, che nel modo in cui viene declinata nella scuola neoliberale costituisce il fronte più caldo attraverso il quale passa la cinghia di trasmissione dell’indottrinamento ideologico nelle scuole (e alle quale si lega poi il resto, “questione di genere”, Stem, retorica dell’innovazione, prestissimo ideologia “gender neutral” come già da tempo nell’anglosfera ecc.) in una impalcatura ideologica coerente.
Tirando le somme, il parere del CSPI, a parte alcune critiche che, però, sono forse periferiche tutto considerato, cosa modifica dell’impianto? Le critiche sembrano riguardare la potatura di qualche ramo, ma sono lontanissime dall’investire la radice. Meno “individuo, patria, impresa” e (ancor) più questione di genere? Del resto, per gli esperti che hanno “bocciato” Valditara, il testo preesistente non necessitava particolari revisioni. Da più parti si sta sottolineando come le linee guida elaborate da Valditara rispondano a una visione ideologica, quasi che la nuova educazione civica istituita dalla L. 92/2019 non fosse già assolutamente ideologica. Siamo in presenza delle consuete posizioni liberali contro i “fasssisti”, che salvano e preservano ciò che di fondamentale gli uni e gli altri hanno in comune, cioè l’asservimento della scuola alle richieste e alle logiche del Mercato?
Che, poi, ora come anche prima, in questa cornice indigesta dell’educazione civica si possa comunque, come docenti, fare qualcosa di buono è altro conto, anche perché di fatto lo si può fare, da tempo, soltanto aggirando le intenzioni del legislatore dedito alla distruzione della scuola pubblica.

