Il periodo che va dal 1875 al 1945 fu l’apogeo del potere britannico sul mondo e il suo successivo declino con passaggio di testimone. Sul finire dell’Ottocento, si vide l’affermazione di un multipolarismo guidato dalle nazioni europee continentali (la tentata penetrazione tedesca in Africa, attraverso i viaggi del kaiser in Marocco o il sostegno ai Boeri durante le guerre anglo-boere; la crisi di Fashoda in Sudan dove le truppe francesi lungo la traiettoria verso Est incontrarono le truppe inglesi lungo la direttrice verso Nord: da Città del Capo a Il Cairo). All’inizio del Novecento assistiamo alla formazione di gruppi di alleanze tese a garantire le parti, alla deflagrazione del conflitto mondiale e alla rivoluzione in Russia (con successivo intervento straniero).
Sul precedente sovietico notiamo che la rivoluzione fu possibile in un mondo in cui le classi dirigenti dei vari paesi capitalisti erano in forte competizione tra loro. I Bolscevichi riuscirono a sfruttare la rivalità tra Germania e Russia per far rimpatriare Lenin e capeggiare una rivoluzione di proletari, contadini e militari comuni. L’esperienza della guerra cementò il senso di appartenenza delle classi popolari, fino a rendere evidente l’incapacità di gestione politica e militare della classe dirigente zarista. Non appena il conflitto ebbe termine le nazioni vincitrici si impegnarono per destabilizzare la Russia, restaurare i Bianchi e frammentare il paese.
Alla fine della Prima Guerra Mondiale, furono imposte alla Germania condizioni riparatorie particolarmente onerose e difficili da rispettare, generando la terribile inflazione e la disoccupazione degli anni Venti. Si è soliti dire che furono le umiliazioni inferte ai tedeschi a creare il nazismo. Queste sicuramente ebbero un ruolo, ma non dobbiamo dimenticare il precedente del fascismo italiano e la successiva affermazione di Franco in Spagna.
Le dittature di estrema destra si imposero in Europa con la complicità della borghesia e del capitalismo straniero ogni qualvolta l’ordine fu minacciato dalle classi popolari, dai sindacati o dalle forze rivoluzionarie. In Italia, il fascismo maturò dopo il Biennio Rosso e una tardiva mediazione giolittiana; in Germania, Hitler arrivò al potere in un paese allo sbando, sotto tutela straniera, e che aveva tagliato la testa a ogni tentativo rivoluzionario comunista (basti pensare agli Spartachisti); in Spagna, Franco prese il potere nel silenzio generale di Francia, Regno Unito e Stati Uniti, che furono ben contenti di veder fallire il Fronte Popolare e le speranze di una rivoluzione democratica condotta da repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici e anarcosindacalisti.
Questo breve passaggio sulla Rivoluzione in URSS e sull’ascesa dei fascismi in Europa occidentale non va sottovalutato quando parliamo di multipolarismo oggi: una fase policentrica è probabilmente il momento migliore per ribaltare i rapporti di forza sociali interni a ogni Stato capitalista.
La globalizzazione economica e la capacità militare e di propaganda degli Stati rende quasi inevitabile la convergenza tra multipolarismo e lotta di classe (anche in chiave riformista). Come dimostrano gli anni Novanta del Novecento, un mondo unipolare (o sedicente tale) è un mondo in cui le classi egemoni possono condurre una lotta più spietata contro il mondo del lavoro. Per questo motivo, ho scelto di parlare esplicitamente di lotta di classe: questa è una dinamica sociale in mezzo alle altre, negarne l’esistenza non risolve la conflittualità in essere tra chi detiene il potere economico e chi non lo detiene.
Gli storici del futuro, con maggiore distanza, dovranno interrogarsi sulla nostra divisione tra Prima e Seconda guerra mondiale. Analizzando quel periodo in termini di cicli lunghi, più che due distinti conflitti sembra di assistere a una riorganizzazione del capitalismo internazionale attorno a un nuovo centro e alla risoluzione della rivalità intercontinentale in Europa.
Stati come Italia, Giappone e Germania adottarono soluzioni autoritarie in risposta alla pressione sociale e questo implicò la formazione di una nuova classe dirigente che esportò verso fuori la conflittualità interna. In qualche modo, il fascismo fu il tentativo di questi paesi di modernizzarsi. Giova qui ricordare:
1) Italia e Germania, a differenza di Francia e Regno Unito, erano giunte all’unità nazionale tardivamente: nel 1861 la prima e nel 1871 la seconda.
2) Il Giappone era un paese chiuso agli stranieri, aperto forzosamente dagli Stati Uniti e che successivamente si avviò una lotta tra shogun e imperatore, fino all’Era Meiji (che coincise con la modernizzazione e per certi versi occidentalizzazione dello Stato e della società).
I fascismi salirono al potere con la complicità (o almeno col silenzio) della borghesia internazionale, ma i loro interessi erano sul medio periodo conflittuali con quelli delle classi dirigenti inglesi, francesi e statunitensi e la Seconda guerra mondiale ne fu dimostrazione.

