I disegni del governo sono ora fin troppo chiari e intrisi di una perfida volontà di arginare ogni espressione di vera democrazia, dai diritti alla sanità, dall’istruzione alla comunicazione, dal lavoro alle leggi, quella elettorale che ha in mente in primis, richiamando espressamente sia la “Legge Acerbo” che la “Legge truffa”.
E il richiamo a un passato “conservatore” (che non è sinonimo di liberale) lo si ritrova anche negli indirizzi scolastici per i Licei vergati dal ministro Valditara, volti a “sgrossare” lo studio della filosofia con l’accantonamento di alcuni pensatori “scomodi” a favore di altri più vicini a un “pensiero” della destra.
Si vuole oscurare Marx, pensatore che ha individuato, spiegato e anche profetizzato il funzionamento del capitalismo e ha analizzato le classi sociali.
Si vuole oscurare Spinoza, che affermava già nel Seicento che re e prelati non avevano il diritto di imporre il loro pensiero, essendo la libertà di coscienza un diritto inalienabile. E che nel suo “Tractatus theologico-politucus” affermava a chiari tratti che “lo scopo dello Stato è la Libertà”.
Si vuole ridimensionare al solo rango di “logico” Leibniz, ma mettere da parte il suo pensiero scientifico, razionale, legato all’universo, alla religione.
Così come si vuole sorvolare su Kant, fondatore dell’estetica moderna, un pensatore che nelle sue “critiche” (quella della “Ragion pratica” e quella del “Giudizio”) poneva l’essere umano come fine e non come mezzo o strumento e che in “Per la pace perpetua” aveva intravisto, un secolo e mezzo prima, la “mission” dell’ONU.
Dimentica il ministro (o lo scribacchino che ha redatto la bozza del testo delle “Indicazioni Nazionali per i Licei”) che pensatori “accantonati” come Fichte, Schelling, Hobbes, Locke, Rousseau, Comte, Kierkegaard hanno avuto l’effetto di “trascinare” le questioni etiche, sociali, politiche ed esistenziali verso autori che rimangono nel piè di lista del gradimento governativo e che la filosofia è fonte di dubbio, di contraddizioni e di continuo divenire.
Di contro, dare più spazio a Rosmini-Serbati, a Gioberti, a Croce e a Gentile (filosofo “ufficiale” del fascismo, autore del “Manifesto degli intellettuali fascisti” e della riforma della scuola del 1923, che Salvemini e Gobetti apostrofarono come il “filosofo del manganello”) in nome di una scuola filosofica italiana dell’Ottocento non ben conterminata è ampiamente lesivo non solo dei programmi scolastici, ma del diritto degli studenti a recepire i diversi pensieri e anche degli insegnanti nel proporli a loro.
D’altronde, come si fa a valutare Croce se non si conosce la polemica con Marx? Come si fa a studiare Gentile senza conoscere le controdeduzioni di Gramsci?
Valditara non censura, rimuove con delicatezza e in silenzio ciò che non è gradito. Non un proibizionismo, ma una passata di cassino sulla lavagna. Così gli studenti potranno, anche a scuola, continuare ad avere informazione di “regime”, al pari dell’influenza mediatica che caratterizza l’attualità, attraverso una sempre più pericolosa “frode intellettuale”. Spinoza, difensore della libertà di pensiero dal potere, e Marx, che analizzava le contraddizioni del capitalismo, fanno largo al filosofo personale di Mussolini!

