Com’era previsto, lo scenario complesso e inquietante focalizzato (a torto, considerati gli altri conflitti sui quali c’è voluto e irresponsabile silenzio) sulle guerre in Medio Oriente e tra Ucraina e Russia, viene modificato, più per facciata che per gli aspetti reali, dal re-insediamento di Trump alla Casa Bianca.
La falsa tregua tra Israele, con un Netanyahu che viene riferito scricchiolante, e la Palestina sembra essere il preludio a più importanti e programmate azioni militari nei confronti di Cisgiordania, Siria, Iran e altri Paesi della stessa area. Ma ora c’è il tycoon alla regia e il film si girerà quando lo deciderà lui. Così come le aperture (diplomatiche, forse) di Putin, che augura a Trump buon lavoro e si dichiara disposto al dialogo per risolvere la questione ucraina, potrebbero davvero permettere una definizione del conflitto in termini accettabili. Ma gli USA e la NATO vorranno ancora foraggiare l’ex ballerino con una sorta di crowdfunding che contempla anche una larga partecipazione italiana?
Intanto, il tycoon insegna democrazia dalla sua Harvard presidenziale: grazia per gli assalitori (suoi devoti elettori) che il 6 gennaio del 2021 presero di mira il Campidoglio, si ritira dagli accordi di Parigi sul clima e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, richiude la porta a Cuba, dice stop allo ius soli e intende perseguitare gli immigrati, vuole riprendersi Panama e Groenlandia, impone dazi sulle importazioni (anche dall’Europa) e vuole finanche ri-denominare il Golfo del Messico.
Inizia così il delirio di onnipotenza del 47° presidente degli Usa, mentre a Bruxelles si dorme alla grande, un po’ come citava Tito Livio due millenni fa (“Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”). Completamente avulso dalla realtà, il palazzo dei sognatori della UE evidenzia impotenza e notevole carenza di identità, se mai l’Europa ne ha avuta una. Ma c’è anche una Sagunto-Italia, quella in cui prende corpo una riforma della giustizia con la discutibile separazione delle carriere in magistratura, che i giuristi con la “g” maiuscola contestano aspramente e con argomentazioni inoppugnabili, mentre “per mancanza di chiarezza sul quesito” la Corte Costituzionale dichiara inammissibile il referendum sull’autonomia differenziata.
Appare chiaro che la sudditanza dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti d’America è totale e ben diversa da quella che diede luogo al famoso viaggio di De Gasperi a Cleveland nel 1947, quando si presentò “con il cappello in mano” ai politici e ai leader dell’economia americana per avere grano e carbone, ma chiedendo con dignità di non considerare l’Italia come un Paese sconfitto nella seconda guerra mondiale. Non fu, come sappiamo, così. Forse c’era troppa fame. Oggi la fame c’è, eccome, ma alla nostra presidente del Consiglio interessano più i servigi di Musk & Co. e le armi da fornire a Zelensky.

