Non sono state poche le occasioni, in questi ultimi anni, per ravvivare il dibattito sull’antifascismo. L’Europa va a destra, l’Italia va a destra, ma non è una destra liberista “stricto sensu”, che pure ha (aveva) radici ideologiche legate all’intraprendenza dei soggetti, alla concorrenza e alle leggi di mercato, è una destra che riaffiora prepotentemente, grazie anche al fallimento delle politiche economiche e sociali, soprattutto da quando i valori del socialismo e del movimento cattolico sono stati accantonati per più ragioni, discutibili e meno discutibili. Una destra che si è gradualmente appropriata, con cinismo, dei consensi delle classi medie, un tempo definite operaie, quelle che tutto dovrebbero recepire meno che il verbo di chi, storicamente, è stato votato a tutelare le ricchezze e i privilegi e a indicare al popolo le modalità per arrangiarsi. Le recenti elezioni politiche in Germania hanno fatto emergere dati preoccupanti, con i neonazisti dell’AFD che hanno ottenuto il 21% circa dei voti: un tedesco su cinque sposa le teorie che hanno devastato il pianeta nello scorso secolo! Ma in Italia, dopo lo sdoganamento di Casa Pound e il riemergere di gruppi di opinione che la democrazia e la Costituzione dovrebbero far sparire e che, invece, fanno accoliti, non siamo messi meglio. Ma è proprio grazie a questi fatti e a questi esponenti della destra che possiamo, anzi, dobbiamo, ribadire i valori dell’antifascismo. Tollerare i neonazisti in Germania e i neofascisti in Italia, così come tollerare ogni atto di prevaricazione che si ispira a quei concetti in qualsiasi parte del mondo, va tradotto nel fatto che i nipoti di chi aveva la responsabilità di atti e fatti nel tragico ventennio dello scorso secolo, non possono camuffarsi da storici perbenisti e al di sopra delle parti. Un cittadino di intelligenza media dovrebbe riuscire a capirlo. Ma sono proprio questi inguaribili fascisti che finiscono – loro malgrado – per rendere un utile servizio alla democrazia e, soprattutto, alla memoria delle lotte necessarie per riconquistarla dopo la dittatura di Mussolini. D’altronde quando l’Italia s’è liberata di quel regime, l’ha fatto per restituire libertà e democrazia a tutti, nessuno escluso. Anche ai fascisti rimasti tali? Anche a loro, e la differenza è sintetizzabile nel noto dialogo al Senato, nel 1987, tra Vittorio Foa e l’ex repubblichino Giorgio Pisanò, quando quest’ultimo chiese all’altro di voler stringere la mano e Foa rispose: “Certo, possiamo stringercela, ma l’importante è ricordarci che lei è qui, in Parlamento, grazie alla Costituzione e la Costituzione c’è perché abbiamo vinto noi. Se aveste vinto voi, io sarei rimasto in galera e lì sarei morto”. Ma sempre più insistentemente la destra che oggi gongola sugli scranni di un Parlamento di fatto sminuito della valenza del potere legislativo ha iniziato ad asserire che l’antifascismo non era stato sempre l’ethos degli italiani, che bisognava riconciliarsi tra italiani, che i partigiani erano combattenti come i repubblichini di Salò e che quindi tutti dovevano essere considerati allo stesso modo. Idiozie, si sa che le menzogne si nutrono di idiozie e mistificazioni. Nessuno vieta ai nostalgici di andare a Predappio così come i leghisti vanno alla sorgente del Po, ma non si può – avvalendosi di una gestione dei media, pubblici e privati, fare un lavaggio del cervello alla gente che ha creduto a false promesse e che magari ha pure un antenato che invece di quello del cervello ha subìto altri lavaggi, con olio di ricino. Le strumentalizzazioni di cui è capace la destra (anche la “non estrema”) sono notevoli, ma da quelle parti si dimentica (o si ignora) che l’antifascismo, specie nella fase finale della lotta armata, comprendeva non solo comunisti, socialisti, cattolici, liberali, azionisti, ma anche i fascisti delusi da Mussolini e che non lo seguirono a Salò. E molti antifascisti devono, altresì, convincersi che il fascismo non è solo il fenomeno storico riferito agli anni precedenti la seconda guerra mondiale e a quelli del conflitto, ma che c’è un fascismo, palese e grottesco, ma anche quello subdolo, sotterraneo, che continua a radicarsi tra la gente comune grazie agli imbonitori che hanno ripreso la mazza in mano e si guardano bene dal definirsi antifascisti. La battaglia da portare avanti non potrà che essere contro questo proliferare di vipere ancora allo stato di uova, in una prospettiva sociale, politica ed economica che si nota all’orizzonte come si noterebbero le nuvole che precedono un tornado.

