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Laicità, questione cattolica e religiosa in Italia

Dalle tesi congressuali di Risorgimento socialista (2019) con un commento

Gaetano C by Gaetano C
Dicembre 27, 2023
in Cultura, Lineamenti, Riflessioni, Scienze sociali
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Laicità, questione cattolica e religiosa in Italia
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L’approccio laico che la tradizione socialista ci affida deve essere riaffermato e al contempo aggiornato rispetto alle sfide del nostro complesso presente.
La fase ottocentesca, basata sull’opzione liberale di “libera Chiesa in libero Stato” e quella post-unitaria di contrapposizione fra masse cattoliche e istituzioni del nuovo stato, fu poi superata dagli eventi del Novecento (la
nazionalizzazione passiva delle stesse masse popolari) e dal Concordato del 1929 fra due stati, la Città del Vaticano e lo stato fascista, salvaguardato – nonostante la contrarietà del mondo socialista – dall’articolo 7 della
Costituzione e da una modificazione bilaterale avvenuta nel 1984. Tale situazione rende lo Stato italiano uno dei pochi stati concordatari al mondo rimasti nel nuovo secolo, un’evidente anomalia che va risolta mediante mediazione.
La fine del partito cattolico interclassista di centro (la Democrazia cristiana), principale detentore del potere politico nei primi 40 anni della Repubblica – uno dei motivi cha hanno consentito il formarsi della cosiddetta “seconda repubblica” –, anziché costituire un fattore per una definitiva laicizzazione delle istituzioni pubbliche italiane, si è rovesciata in una quasi totale resa delle stesse istituzioni ai dettami ideologici vaticani e alle relative richieste economiche (finanziamenti e sgravi fiscali), soprattutto nel periodo finale del pontificato di Giovanni Paolo II e lungo quello successivo di Benedetto XVI: un’autentica riclericalizzazione dello spazio pubblico e politico italiano perseguito in particolare durante la presidenza di Camillo Ruini nella CEI. I principali raggruppamenti politici, quello liberista di sinistra (Ulivo, DS, PD) e liberista di destra (Forza Italia e polo berlusconiano), hanno svelato anche sul piano dell’assenza di laicità e di subalternità verso alcune organizzazioni
cattoliche – così come nei confronti del neoliberismo e dell’atlantismo – una reale contiguità, ben al di là delle presunte incompatibilità fra loro. La battaglia per una completa laicità dello Stato rappresenta per noi socialisti una delle facce del nostro impegno contro il neoliberismo e la sudditanza politico-militare agli Stati Uniti: un elemento dell’indipendenza e della sovranità reale dello Stato, secondo il dettato costituzionale.
Attualmente, al tempo del pontificato non più eurocentrico di Francesco I, del ruolo diplomatico positivo che il segretario di Stato vaticano, mons. Parolin, sta ricoprendo in molte questioni internazionali e della presidenza
nella CEI di mons. Bassetti, non priva di critiche alle storture del sistema socio-economico vigente e alle derive neorazziste di forze politiche italiane, è possibile pensare alla ripresa di un dialogo necessario con i gruppi
cattolici in Italia per obiettivi comuni: nella difesa e attuazione della Costituzione, nel ripensare un nuovo modello di sviluppo, nella salvaguardia del sistema ecologico, nella gestione dell’enorme disagio sociale (non solo
accoglienza e integrazione di immigrati, ma anche critica della diffusa emigrazione giovanile meridionale e assistenza a gruppi sociali fragili).
Pertanto, pur mantenendo gli argini del Tevere a debita distanza, si pone l’esigenza di canali di dialogo e di iniziativa comuni con quella parte del mondo cattolico critico verso gli effetti della globalizzazione neoliberista e
verso la catastrofe ecologica. Alcuni temi comuni sono già adesso la resistenza ad ogni forma di mercificazione dell’umano (corpo e patrimonio genetico) e di privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, che riteniamo fasi estreme della grande trasformazione neocapitalistica.
D’altra parte, non siamo osservatori neutrali del conflitto interno al mondo vaticano e cattolico, come mostrano i reiterati tentativi di oppositori alle pur caute riforme e nomine volute dal nuovo corso bergogliano di ripristinare una religione come stampella di una caduca ideologia al servizio del potere euroatlantico, complice di politiche conservatrici se non apertamente reazionarie, sempre neocolonialiste.
Consapevoli di questo, noi avversiamo l’opposizione di destra, anteconciliare e elitistica a papa Bergoglio e sosteniamo le critiche con cui gruppi riformatori stanno stimolando il percorso bergogliano. Né siamo disinteressati rispetto alle molteplici attestazioni di dialogo, a livello vaticano e di chiese locali, fra il mondo cattolico e i movimenti popolari, come testimoniano le esperienze dei social forum mondiali e delle annuali giornate di incontri mondiali dei movimenti popolari in Vaticano. Inoltre, riteniamo il confronto con la sinistra cristiana e col mondo delle comunità cristiane non cattoliche, a cominciare dalla chiesa valdese, un’esigenza che si rinnova, dal momento che da lì sono giunti compagni e compagne rilevanti nella secolare storia del movimento socialista.
Il dialogo presuppone da parte nostra una chiarezza rispetto ad alcune questioni. Ribadiamo l’esigenza inderogabile di riaffermare il principio di libertà delle confessioni religiose e di eguaglianza fra loro davanti allo
Stato (articolo 8 Cost.). In tal senso, occorre ripensare all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali e alla sostanziale discriminazione verso gli studenti che non se ne avvalgono (in assenza o in presenza di attività
alternative previste dai singoli istituti): sosteniamo la posizione della recente legge di iniziativa popolare “Per la scuola della Costituzione” che (art. 8 della proposta) aveva previsto che le attività di chi faccia richiesta
dell’IRC siano svolte in orario extracurricolare e che «cerimonie religiose e atti di culto non hanno luogo nei locali scolastici, né in orario scolastico». Quanto alle scuole non statali ribadiamo l’assenza di oneri statali diretti per il
loro funzionamento o per le loro iscrizioni (art. 33, c. 3 Cost.), in chiara contrapposizione ai cospicui finanziamenti per le scuole non statali, per lo più gestite da enti cattolici, erogati da tutti i governi precedenti, compreso quello
attuale.
I fenomeni migratori che stanno interessando l’Italia, come luogo di approdo, transito o anche domicilio pongono a loro volta sfide inedite anche sul piano culturale e religioso per una sempre maggiore presenza di gruppi provenienti da altre culture e da altri continenti, in particolare da Africa, Asia e America latina.
Nel rigettare e contrastare qualunque posizione razzista, neocolonialista, eurocentrica e discriminatoria e nel riaffermare i principi di pluralità e di libertà etico-religiose, riteniamo la risposta multiculturale debole, compatibile con il sistema neoliberista e capace di fomentare quelle discriminazioni che vorrebbe superare, compartimentando la società su base etnico-culturale; sosteniamo invece una posizione interculturale critica, basata sul riconoscimento e promozione delle diversità di qualsiasi tipo, che ha il vantaggio di garantire i principi di pluralità e di libertà di scelte senza però scendere in una sorta di relativismo etico-religioso.
La nostra concezione di laicità delle istituzioni pubbliche – coniugata a scelte di varia natura (confessionali, religiose, spirituali, agnostiche o atee) e/o alla affermazione di un coerente materialismo storico – si declina in
chiave interculturale. Non possiamo trascurare la componente religiosa delle masse popolari, cattolica ancora per gran parte della popolazione italiana, cristiana non cattolica o islamica per molti lavoratori immigrati e le
ricadute pubbliche che i loro culti assumono. Non possiamo sostenere le posizioni di privilegio che su base giuridica e soprattutto di fatto ancora assume la chiesa cattolica. La nostra laicità non è pertanto ostilità al mondo religioso in quanto tale (nelle varianti del laicismo oltranzista borghese o ateismo di stato sovietico) né ad un
positivismo scientista ma, fedele ai principi costituzionali, si oppone a tutte le ingerenze e rendite di posizione dominante. L’abolizione del Concordato è un obiettivo di medio periodo, da conseguire – secondo lo stesso dettato dell’art. 7 Cost. – in modo non unilaterale.
Non ci appartiene – come oltre un secolo fa Engels rispondeva chiaramente alla Kuliscioff – la Kulturkampf (la politica anticlericale e laicista imposta da Bismarck nella Germania di fine Ottocento), essendo uno scontro interno alle classi dominanti.

 

Commento alle tesi congressuali

L’analisi storica e la conseguente linea politica della sinistra anticlericale o anticattolica italica sono da considerarsi errate sul piano del metodo e del merito.
Sul metodo: i seguaci – si direbbe i fedeli – di una presunta “democrazia atea” continuano a servirsi di categorie proprie della sinistra liberale borghese urbana (sostanzialmente in continuità con la matrice radicale, nel senso di pannelliana), inadatta quindi per chi sta costruendo una forza politica alternativa proprio a quel mondo (altrimenti converrebbe fare un satellite o una corrente laicista del PD), che si occupi di periferie, radicata anche in centri piccoli e provinciali e presso ceti popolari.
Sul merito: essi insistono pervicacemente a leggere le cose come se fossimo in fasi precedenti, soprattutto quella tardo-wojtiliana e della CEI di Ruini appiattita su posizioni politiche berlusconiane. Allora, di fronte ad una ingerenza senza argini delle élite cattoliche era stato necessario opporre una reazione che inevitabilmente aveva tratti anticlericali.
Attualmente, tanto più nello scenario di crisi indefinita segnata da pandemia, guerre e genocidi come quello palestinese, le cose stanno in altro modo: la sinistra politica italiana e internazionale non deve sentirsi in conflitto con Bergoglio e la sua fazione (moderatamente riformista sul piano ecclesiale; più radicale nelle sue denunce socio-economiche). è del tutto noto da oltre un secolo che il cd. pensiero sociale della chiesa risolva le questioni sociali conciliando i differenti interessi delle classi sociali, in ciò poco distinguendosi dalla residua socialdemocrazia.
Tuttavia è evidente come dall’elezione di Bergoglio il nuovo corso ecclesiale sia oggetto di contestazione e di attacchi anche vergognosi e incomprensibili (al limite si parla di “papa scomunicato” e di “chiesa scismatica”) da parte della destra e dell’estrema destra italiana e internazionale, con una parte del clero (eurocentrico) che è in conflitto duro contro Bergoglio: una battaglia supportata da ambienti cattolici statunitensi e diffusasi in Italia.
Si tratta di una battaglia mortale per la destra sia liberista antipopolare sia “sovranista” parafascista: in entrambe le versioni la destra (soprattutto la seconda) essa non può rinunciare alla stampella della Chiesa cattolica e del Vangelo a suo uso e consumo. Un utilizzo tutto politico che giunge a maldestri tentativi di ri-arianizzare la figura e l’insegnamento di Gesù di Nazareth.
Una forza popolare antiliberista e socialista non ritiene Bergoglio un socialista (al massimo può ritenere che nel Vangelo e nella predicazione cristiana vi siano elementi protosocialisti o di opportuna collaborazione) ma mai e poi mai può dare il proprio (microscopico) contributo allo stillicidio delle farneticazioni antibergogliane, ossia collaborare con le peggiori forze reazionarie in campo. Tutt’al contrario la nostra organizzazione neosocialista sostiene il dialogo con le forze più avanzate del cattolicesimo e del mondo religioso in Italia per la ricostruzione di un blocco sociale democratico e costituzionale plurale.
Tags: BergoglioCristianesimoInterculturaLaicitàReligioni
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