Quel giorno, il 2 giugno del 1946, venne ratificata la valenza delle lotte partigiane che misero fine ad anni tremendi, ad un regime pazzoide, ad una monarchia collusa e inetta. Il popolo aveva sete di libertĂ , aveva voglia di dimenticare i danni e la povertĂ provocati dalla guerra, aveva voglia di cambiare rotta, aveva voglia di futuro e di luce.
Non fu facile. Se fosse stato ancora negato il voto alle donne il risultato sarebbe stato diverso da quel 54,3% a favore della Repubblica. Specie al sud, c’erano ancora coloro che sostenevano la monarchia, che non era certo quella illuminata del Regno Unito o del Belgio o della Danimarca.
Ma quel giorno nacque un nuovo Paese, quello che esprimeva i valori del pensiero socialista, cattolico, azionista, comunista e liberale, un campo largo che permise poi di generare una Costituzione fondata su valori inconfutabili che si ritenevano giuridicamente ed eticamente incontrovertibili. E che è risultata, ed è, fonte di garantismo e tolleranza, forse – quest’ultima – molto marcata e che ha permesso nel tempo, gradualmente, prima il permanere in molti posti-chiave dello Stato di ex-fascisti riciclati nella Dc e poi, malgrado la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e la Legge Scelba (n. 645/1952) che punisce i reati di apologia del fascismo, di riportare l’Italia a un oggettivo e pericoloso sfaldamento dello stato di diritto.
La Repubblica ha permesso all’Italia di cambiare volto, alla luce di riforme storiche (istruzione, sanità , lavoro) di chiara matrice socialista e cattolica, che hanno apportato benessere e fiducia nel futuro per tanti anni, delle fabbriche che funzionavano e davano lustro al Paese e assicuravano posti di lavoro. Ma ha vissuto, richiamando un libro e una serie di programmi televisivi di Sergio Zavoli, più di una notte fonda: dal tentativo di golpe del dicembre del 1970 di Junio Valerio Borghese, complotto neofascista che seguì rigurgiti di sovversione istituzionale emersi nella rivolta di qualche mese prima a Reggio Calabria, agli anni di piombo e alle lotte armate del terrorismo, allo stragismo, a Piazza Fontana, al sequestro Moro, alla caduta della Prima Repubblica dopo l’inchiesta Mani Pulite, e al successivo avvento di Berlusconi e del berlusconismo che hanno spianato la strada al ritorno di una destra falsamente liberista che ha accentuato la forbice sociale ed economica e che ancora oggi sfodera feticci e totem del ventennio fascista.
Quel 2 giugno determinò la fine di un coprifuoco esistenziale, aprendo le porte a una reale rivoluzione culturale e dei costumi. Oggi, però, percepiamo la sensazione di avere le mani legate, di vivere all’insegna della precarietà , di vederci imposta un’informazione non libera ma fuorviante. Facciamo la conta dei giovani che fuggono all’estero così come nel dopoguerra contrassegnato dalla fame partivano gli emigranti in cerca di lavoro altrove. E queste percezioni ci preoccupano sensibilmente se teniamo conto di una situazione internazionale complessa e complicata in cui la parola “guerra” (che l’Italia repubblicana ripudia) è una costante quotidiana, al pari dell’odio e delle tante discriminazioni.
A distanza di 80 anni più che le celebrazioni, spesso ipocrite e prive di senso, sono necessarie attente riflessioni su cos’è stata, cos’è e cosa sarà la Repubblica in Italia, un patrimonio da non disperdere e da difendere tenacemente.

