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La Repubblica minacciata che va difesa tenacemente

A distanza di 80 anni più che le celebrazioni sono necessarie attente riflessioni

Letterio Licordari by Letterio Licordari
Maggio 27, 2026
in Cultura, Politica, Primo Piano, Riflessioni
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La Repubblica minacciata che va difesa tenacemente
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Quel giorno, il 2 giugno del 1946, venne ratificata la valenza delle lotte partigiane che misero fine ad anni tremendi, ad un regime pazzoide, ad una monarchia collusa e inetta. Il popolo aveva sete di libertà, aveva voglia di dimenticare i danni e la povertà provocati dalla guerra, aveva voglia di cambiare rotta, aveva voglia di futuro e di luce.

Non fu facile. Se fosse stato ancora negato il voto alle donne il risultato sarebbe stato diverso da quel 54,3% a favore della Repubblica. Specie al sud, c’erano ancora coloro che sostenevano la monarchia, che non era certo quella illuminata del Regno Unito o del Belgio o della Danimarca.

Ma quel giorno nacque un nuovo Paese, quello che esprimeva i valori del pensiero socialista, cattolico, azionista, comunista e liberale, un campo largo che permise poi di generare una Costituzione fondata su valori inconfutabili che si ritenevano giuridicamente ed eticamente incontrovertibili. E che è risultata, ed è, fonte di garantismo e tolleranza, forse – quest’ultima – molto marcata e che ha permesso nel tempo, gradualmente, prima il permanere in molti posti-chiave dello Stato di ex-fascisti riciclati nella Dc e poi, malgrado la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e la Legge Scelba (n. 645/1952) che punisce i reati di apologia del fascismo, di riportare l’Italia a un oggettivo e pericoloso sfaldamento dello stato di diritto.

La Repubblica ha permesso all’Italia di cambiare volto, alla luce di riforme storiche (istruzione, sanità, lavoro) di chiara matrice socialista e cattolica, che hanno apportato benessere e fiducia nel futuro per tanti anni, delle fabbriche che funzionavano e davano lustro al Paese e assicuravano posti di lavoro. Ma ha vissuto, richiamando un libro e una serie di programmi televisivi di Sergio Zavoli, più di una notte fonda: dal tentativo di golpe del dicembre del 1970 di Junio Valerio Borghese, complotto neofascista che seguì rigurgiti di sovversione istituzionale emersi nella rivolta di qualche mese prima a Reggio Calabria, agli anni di piombo e alle lotte armate del terrorismo, allo stragismo, a Piazza Fontana, al sequestro Moro, alla caduta della Prima Repubblica dopo l’inchiesta Mani Pulite, e al successivo avvento di Berlusconi e del berlusconismo che hanno spianato la strada al ritorno di una destra falsamente liberista che ha accentuato la forbice sociale ed economica e che ancora oggi sfodera feticci e totem del ventennio fascista.

Quel 2 giugno determinò la fine di un coprifuoco esistenziale, aprendo le porte a una reale rivoluzione culturale e dei costumi. Oggi, però, percepiamo la sensazione di avere le mani legate, di vivere all’insegna della precarietà, di vederci imposta un’informazione non libera ma fuorviante. Facciamo la conta dei giovani che fuggono all’estero così come nel dopoguerra contrassegnato dalla fame partivano gli emigranti in cerca di lavoro altrove. E queste percezioni ci preoccupano sensibilmente se teniamo conto di una situazione internazionale complessa e complicata in cui la parola “guerra” (che l’Italia repubblicana ripudia) è una costante quotidiana, al pari dell’odio e delle tante discriminazioni.

A distanza di 80 anni più che le celebrazioni, spesso ipocrite e prive di senso, sono necessarie attente riflessioni su cos’è stata, cos’è e cosa sarà la Repubblica in Italia, un patrimonio da non disperdere e da difendere tenacemente.

 

 

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