Se il sistema mediatico ha imbandito, con le olimpiadi, una rappresentazione così perfetta e a buon mercato della polarizzazione tra posizioni e tra fazioni (ci sono anche io rimasto per un po’ invischiato, nonostante cerchi sempre di tenere la guardia alta) è perché la partita, che si sta giocando interamente da un’altra parte, è molto grossa e sta per essere spinta oltre il punto di non ritorno. L’atto di fede che l’occidente tecno-capitalistico chiede ai suoi tecno-sudditi non è mai stato così grande. Un vero salto nel buio. Occorre, dunque, girare al massimo la manopola dell’intrattenimento, della polarizzazione e della distrazione di massa.
L’occidente tecno-capitalistico e ultra-atlantista si è infilato nel vicolo cieco dell’escalation. Con Israele che, nonostante l’immane carneficina, non è riuscito a piegare Gaza attirandosi una vasta e crescente avversione in tutto il mondo, ed è passato al livello successivo con l’attacco all’Iran; con una amministrazione USA di fatto semi-vacante dopo l’auto-delegittimazione di Biden; gli Stati Uniti, seguendo in anticipo la proiezione geopolitica trumpiana, o semplicemente quella del deep state messa a nudo dallo scacco politico, si proiettano verso lo scacchiere mediorentale. Nel probabile passaggio di consegne alle porte (elezioni a novembre, entrata in carica della nuova amministrazione a gennaio 2025) tra i terminali politici di quelle che sono le due fazioni del Capitalismo, la politica estera degli Stati Uniti appare più una staffetta, di certo non è un cambio di rotta (Dem e Trump non sono meno imperialisti, a cambiare è la proiezione geopolitica, più orientata contro la Russia nel primo caso, verso il M.O. nel secondo). Non potendo vincere la guerra in Ucraina, come era di completa ovvietà, USA e alleati al seguito vanno ad incendiare un altro pozzo.
Con la tendenza storica al multipolarismo in atto come processo irreversibile; con un decennio di dedollarizzazione alle porte (Jeffrey Sachs e altri, ma soprattutto lo preannuncia l’evidenza dei processi che si vanno delineando); con l’Europa che, in questo scenario, non sceglie di essere un attore terzo e responsabile, ma di accodarsi irresponsabilmente e servilmente agli Stati Uniti, l’occidente sceglie la strada dell’unilateralismo oltranzista miope e guerrafondaio.
Questo è il mondo vero oltre la favola costruita dalla spessa coltre mediatica. Del resto le olimpiadi del di tutto e di più sono prima di tutto, nel mondo vero, olimpiadi di guerra con l’esclusione della Federazione russa. Lanciati verso sicura rovina per la sola volontà delle élite, l’atto di fede richiesto al tecno-suddito occidentale non è mai stato così cieco e così grande. Si intensifichino dunque le dosi del panem et circenses, la pietanza dello spettacolo ben condito per far trangugiare senza problemi i prossimi bocconi di guerra e di morte.

