La destra italiana, che ora ha la “mazza in mano”, attraverso i media, vuole dare una parvenza di “umanità” nella ricorrenza del 27 gennaio, Giornata della Memoria, a 80 anni dalla liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di concentramento di Auschwitz.
Ma chi la “memoria” ce l’ha, ricorda che Auschwitz e gli altri campi di internamento in cui venivano “ricoverati” ebrei, omosessuali, dissidenti politici, massoni, disabili fisici e mentali, erano stati voluti da Hitler e che i nonni degli attuali esponenti della “democrazia” italiana (che, secondo la Costituzione, dovrebbero ancora oggi stare fuori dal cosiddetto “arco costituzionale”) ne incrementarono i soggiorni con o (soprattutto) senza ritorno, dopo aver sposato le teorie schizofreniche del Fuhrer e promulgato le leggi razziali.
Oggi la Giornata della Memoria per la destra assume un significato distorto ma efficace per penetrare mediaticamente nella mente di un “popolicchio” già abbindolato con mille false promesse: quello delle “ragioni” di Netanyahu, leader israeliano che ricorda molto sia il Fuhrer che il Duce, nella guerra contro i musulmani palestinesi, privi di uno Stato per colpa delle guerre mondiali dello scorso secolo e delle scellerate conseguenti decisioni adottate.
Non basta mettersi in testa una kippah e frequentare la comunità ebraica romana se lo si fa per accaparrarsi (ignobilmente) le simpatie e i voti della gente. Almeno Fini, che comunque aveva anche lui il DNA fascista, aveva denotato una certa convinzione e aveva ricusato il fascismo definendolo “male assoluto” in una visita al Mausoleo di Yad Vashem di Gerusalemme. Ma, nonostante queste parate volte a celebrare la memoria della Shoah, gli attuali leader della destra si guardano bene dal pronunciare il termine “antifascista”.
E sì, perché non potranno certo muoversi nella stessa direzione, soprattutto nell’80° anniversario, per celebrare la Liberazione dell’Italia dal dramma del fascismo, non potranno non tenere conto che per tornare a essere un Paese libero ci sono state le lotte partigiane, rosse di sangue più che di bandiere comuniste, perché tutte le forze politiche, dai socialisti ai comunisti, dagli azionisti ai popolari, dai repubblicani ai liberali illuminati, combatterono sulle montagne e in ogni dove, mentre i cascami del regime tentavano addirittura di riprendere l’avventura da Salò. Molti sono gli esponenti della destra che denotano problemi di “memoria episodica”, al pari di coloro che sono colpiti dall’Alzheimer.
Spetta alla sinistra, ovvero a ciò che rimane della sinistra italiana (non certo il PD che fa da sparring partner alla destra), rimettere ordine nel caos. Ricordare l’eccidio dei “diversi” per razza, religione, convinzioni politiche, disabilità deve tornare a essere patrimonio del pensiero socialista e cattolico, per assumere la valenza di memoria delle discriminazioni quotidiane alle quali assistiamo se non siamo noi stessi vittime, così come la Liberazione dovrà essere momento di riflessione per tramandare valori che non possono e non devono essere ricondotti al solo “compito in classe” in occasione del 25 aprile.

