venerdì, Agosto 21, 2026
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
Advertisement
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
FORZA LAVORO
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
No Result
View All Result
Home Geopolitica

La complessa partita del Mar Rosso

Tra alleanze dirette ed indirette, parallele e asimmetriche

Filippo Bovo by Filippo Bovo
Gennaio 8, 2024
in Geopolitica
0
La complessa partita del Mar Rosso
0
SHARES
48
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

Fino a qualche tempo fa, in molti avremmo concordato nel giudicare costruttiva la condotta etiopica tanto nel contesto regionale, coi propri vicini, quanto in quello internazionale, anche con gli interlocutori più lontani. Poi, però, sono capitate alcune novità che hanno cambiato tutto: tra queste, le brusche richieste per un accesso al Mar Rosso, rivolte all’Eritrea, alla Somalia e a Gibuti, sono soltanto le più famose.

 

Ci sono varie chiavi di lettura a poter spiegare un simile cambio di condotta, tutte tra loro compatibili e complementari: l’Etiopia sconta per esempio una natura composita, che la rende fragile e ricattabile: ad esempio, dipende in buona quantità dai sussidi economici ed alimentari esteri, in primo luogo occidentali, di cui è prima importatrice a livello africano e tra le maggiori al mondo; ha al suo interno, nella maggioranza come all’opposizione, gruppi politici su base etnica dediti più a coltivare un loro particolarismo che una vera visione nazionale, e soprattutto inclini a far da “quinte colonne” per conto estero, soprattutto ma non soltanto coi governi occidentali; analogamente, vive l’infiltrazione di numerosi gruppi religiosi ed organizzazioni varie, non governative e consimili, che allo stesso modo operano in intelligenza coi soliti interessi stranieri o di parte; ecc. Non sorprende, pertanto, che mentre l’unica compagnia straniera di servizi finanziari operante in Etiopia, Ethio Lease, decida d’andarsene tirando uno schiaffo al governo di Abiy Ahmed, quest’ultimo esprima soddisfazione per la decisione dell’USAID di riavviare la sua assistenza alimentare nel paese.

 

Qualcuno ora parlerà, e correttamente, del recente ingresso dell’Etiopia nei BRICS+, o del suo sempre recente partenariato strategico con Pechino, tutti elementi che indubbiamente porteranno a positive novità; ma intanto ci sono anche quest’altre notizie, non proprio delle più allegre. Nuvole oscure sembrano dunque gravitare sul prossimo futuro dell’Etiopia, un po’ come per l’Argentina dove ugualmente non basta la pur sempre cauta approvazione nei BRICS+ a pensar subito a giorni più sereni, considerando l’impasse politico e finanziario interno e la novità rappresentata da Javier Milei alla Casa Rosada. Peraltro, tutto ciò ci fa pure capire come il paese, da sempre conteso da più parti nella storia, ancor oggi si trovi al centro di un nuovo e complesso gioco d’alleanze in conflitto tra loro, dove non mancano nemmeno pretendenti o corteggiatori disposti a ricorrere alle vie più spicce.

 

Non a caso un’altra notizia che probabilmente potrebbe aiutare molti di noi a capire perché l’Etiopia sia ora tornata ad una condotta politica tanto simile a quella dei vecchi governi guidati dal TPLF con Zenawi e Desalegn, è quanto da mesi sta avvenendo nel vicino Sudan: secondo il Presidente sudanese Abdel Fattah al-Burhan, infatti, l’Etiopia starebbe contribuendo ad alimentare la guerra civile nel paese. Sul finire d’ottobre, nell’arco di soli nove giorni, l’intelligence sudanese avrebbe infatti documentato almeno ventiquattro voli di cargo dagli Emirati Arabi Uniti all’Etiopia, presumibilmente con armi ed aiuti per le RSF in lotta col governo di Khartoum. La notizia ricorre con una certa intensità fin dall’ottobre 2023, quando i prodromi dell’attuale crisi sudanese erano già in pieno sviluppo, e se fosse ora nuovamente accertata si spiegherebbero dunque molte cose circa il gioco che in questo momento Addis Abeba è stata costretta o convinta a fare. Quel che è certo, intanto, è che Burhan sia disponibile a dialogare con tutti i partner locali e regionali per risolvere il conflitto nel suo paese, tranne proprio con l’etiopico Abiy Ahmed. Si starà a vedere più avanti, ma le ambiguità sono davvero tante.

 

Quanto avviene in Sudan, del resto, coinvolge vari attori tra le due coste del Mar Rosso, tra Corno d’Africa e Penisola Arabica, coi relativi alleati ed avversari a livello globale, a seconda dei casi statunitensi, arabi, israeliani, europei od asiatici. In primo luogo s’assiste ad un gioco in parallelo tra due attori esterni e molto influenti, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che va facendosi sempre più incalzante: la prima sostiene il governo nazionale di Abdel Fattah al-Burhan, mentre i secondi le RSF di Mohamed Hamdan Dagalo. Il governo sudanese è sostenuto anche dall’Egitto, che col proprio vicino meridionale vanta un antico legame oltre ad esser pure un solido alleato di Riyad; mentre le RSF sono sostenute anche dall’Etiopia, che invece sembra interessata ad un rapporto più stretto con Abu Dhabi. Questo solo per limitare lo sguardo alle monarchie arabe del Golfo, perché se invece volessimo allargare il discorso anche a qualche altro attore, come Stati Uniti ed Israele, non dovremmo allora meravigliarci che essi oggi nuovamente puntino alla grande proprio su Emirati Arabi Uniti ed Etiopia, peraltro ben lavorando affinché il “ponte” tra le due nazioni si sviluppi sempre di più. Talvolta le monarchie arabe del Golfo, riunite nel CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo), hanno marciato più o meno all’unisono su certe tematiche che almeno agli occhi di un osservatore occidentale potevano rendere pressoché indistinguibili le loro agende politiche, in particolare di esteri; ma in altri casi, invece, non sono mancate attriti e frizioni anche piuttosto allarmanti. La guerra nello Yemen, le rotture col Qatar, non ultimo anche le rivalità tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti in seno all’OPEC, vari sono gli esempi che si potrebbero citare a corredo.

 

Ora, se l’Arabia Saudita è alleata dell’Egitto e del governo sudanese di Abdel Fattah al-Burhan, mentre gli Emirati Arabi Uniti e l’Etiopia per reazione sostengono invece le RSF in lotta con Khartoum e guidate da Mohamed Hamdan Dagalo, è anche per tante ragioni materiali oltre che strategiche. Sappiamo che l’Egitto sconta grossi problemi socio-economici interni, magari non gravi quanto quelli etiopici ma comunque sempre piuttosto annosi, e l’aiuto economico del partner saudita è pertanto assai importante; inoltre, sostenendo Il Cairo, Riyad può garantirsi un rapporto quasi preferenziale con un paese leader del mondo arabo in senso politico e militare, nonché capofila dei moderati. Non diverso è per l’Etiopia, dove entrano in azione gli Emirati Arabi Uniti avviando una politica parallela a quella saudita con l’Egitto, inducendola allo scontro col Sudan in base al vecchio contenzioso per la GERD (Grande Diga del Rinascimento Etiopico) ed al contempo contro Eritrea, Gibuti e Somalia con le nuove pretese per il Mar Rosso; così unendosi ad USA ed UE che nel frattempo vogliono perturbare la stabilità nel Corno d’Africa sfruttando anche questa tematica, nel loro caso soprattutto agendo sulle tante divisioni etno-politiche interne etiopiche e sulla forte dipendenza di Addis Abeba dagli aiuti e dai sussidi economici ed alimentari dai paesi e dalle ONG occidentali. In un simile quadro geopolitico l’Etiopia, scontando grosse fragilità interne ed un conseguente deficit di sovranità, si ritrova così indotta ad agire sempre più in duetto con gli Emirati Arabi Uniti e l’Occidente fino a ledere anche i suoi stessi interessi nazionali, ed è in ciò che si può apprezzare e comprendere di più il saggio e prudente ruolo diplomatico dell’Eritrea.

Vicina all’Arabia Saudita, sia geograficamente che strategicamente, l’Eritrea media infatti per risolvere con strumenti diplomatici la guerra civile in Sudan, sostenendo come già avvenne per la Somalia che solo col rispetto della legalità e della sovranità, lasciando che i sudanesi trovino un loro compromesso senza altrui interferenze, il paese possa ritornare alla pace e all’unità. Nonostante la vicinanza con l’Arabia Saudita, Asmara non ha comunque rapporti ostili con gli Emirati Arabi Uniti; men che meno ne ha con l’Egitto, con cui ha trattato soprattutto per la questione del Nilo, anche in appoggio ad Addis Abeba nei momenti in cui Il Cairo vi spingeva contro il Sudan proprio per ostacolare l’Etiopia nella faccenda della GERD, persino sostenendo il TPLF nel Tigray.

Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono ora nei BRICS+, mentre il Sudan è un paese che s’era candidato a farne parte. L’Eritrea tratta con tutti, ed ha dei buoni agganci pure in Etiopia anche se come dicevamo il premier Abiy Ahmed, su spinta di USA, UE ed EAU, ora cerca di rompere i ponti con Asmara dopo cinque anni di stretti rapporti, ad esempio con le provocazioni per un accesso al Mar Rosso. Inoltre è garante della stabilità in Somalia, altro paese su cui Addis Abeba mira per uno sbocco sul Mar Rosso, una pretesa che accampa pure con Gibuti: ma Asmara non vuole che si tocchi Mogadiscio, che da anni aiuta a ricostruirsi uno Stato unitario con varie cooperazioni, tra le quali spicca la formazione ormai di 15mila nuovi militari per le forze somale. In generale, una soluzione diplomatica per risolvere il conflitto a Khartoum passerebbe per Asmara, come già fu per quello che era in atto a Mogadiscio o tra i due Sudan, tutte occasioni dove la diplomazia eritrea brillò malgrado l’imbarazzato silenzio mediatico occidentale. D’altronde anche la stessa Etiopia avrebbe faticato a reggere alla rivolta del TPLF senza l’intervento militare eritreo tra il 2020 e il 2022, o senza il suo sostegno diplomatico su altri dossier; e questo è un motivo in più perché ora ad Asmara il voltafaccia del governo etiopico susciti intuibilmente un certo fastidio, anche se la liquidità della situazione politica etiopica odierna non esclude la possibilità che prima o poi Addis Abeba possa pure ritornare sui suoi passi.

In sostanza, Asmara ora si trova a mediare per ricomporre dei partner BRICS+ che altri determinati attori esterni hanno messo l’uno contro l’altro. Che lo faccia coordinandosi con Mosca e Pechino, che sono due suoi partner strategici da tempi ormai remoti, nonché paesi leader nel campo BRICS+, è fatto più che intuibile: anche perché nella regione del Mar Rosso, e più in generale nell’intero Continente Africano, essa costituisce il loro unico interlocutore a poter davvero vantare una piena sovranità ed autonomia politica, e quindi diplomatica. Non si è autonomi e sovrani vivendo di sussidi altrui, indebitati con l’estero, impregnati da ONG e gruppi religiosi altrui, o da partiti armati e su basi etniche: questo è un grave vulnus per gran parte dell’Africa, e non soltanto dell’Africa.

Previous Post

L’Argentina di Milei

Next Post

Un altro fuoco si sta per accendere?

Next Post
Un altro fuoco si sta per accendere?

Un altro fuoco si sta per accendere?

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti

  • Il Manuale Cencelli, oggi sostituito da quello delle parentele Agosto 9, 2026
  • Decreto sicurezza: la polizia può fermarti per 12 ore senza un giudice Luglio 15, 2026
  • Dal Medio Oriente all’America Latina: il mondo entra in una nuova stagione di instabilità Luglio 1, 2026
  • Tecnoautoritarismo: il potere esecutivo divora la democrazia? Giugno 29, 2026
  • Salario minimo affossato? L’accusa alla triplice sindacale scuote il mondo del lavoro Giugno 18, 2026

Ultimi Commenti

  • Francesco Stolfa su Il mondo sottosopra della UE
  • Luigi Proia su A che cosa servono gli intellettuali di sinistra
  • Angelo Criscuoli su Uno sputo in faccia dal Parlamento europeo alla storia del socialismo
  • Angelo Criscuoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo
  • Gigi Bettoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo

Archivio

  • Agosto 2026 (1)
  • Luglio 2026 (2)
  • Giugno 2026 (7)
  • Maggio 2026 (5)
  • Aprile 2026 (2)
  • Marzo 2026 (7)
  • Febbraio 2026 (11)
  • Gennaio 2026 (9)
  • Dicembre 2025 (6)
  • Novembre 2025 (6)
  • Ottobre 2025 (5)
  • Settembre 2025 (6)
  • Agosto 2025 (6)
  • Luglio 2025 (3)
  • Giugno 2025 (2)
  • Maggio 2025 (13)
  • Aprile 2025 (6)
  • Marzo 2025 (9)
  • Febbraio 2025 (12)
  • Gennaio 2025 (13)
  • Dicembre 2024 (12)
  • Novembre 2024 (9)
  • Ottobre 2024 (12)
  • Settembre 2024 (10)
  • Agosto 2024 (16)
  • Luglio 2024 (13)
  • Giugno 2024 (13)
  • Maggio 2024 (12)
  • Aprile 2024 (14)
  • Marzo 2024 (11)
  • Febbraio 2024 (13)
  • Gennaio 2024 (17)
  • Dicembre 2023 (20)
  • Novembre 2023 (16)
  • Ottobre 2023 (28)
  • Settembre 2023 (2)
  • Luglio 2023 (13)
  • Giugno 2023 (1)
Forza Lavoro | Spazio di cultura politica gestito e coordinato da Risorgimento Socialista

Viale Giotto 17 - 00153 Roma (RM)

C.F. 97916750587

Mail: info@forzalavoro.work

Politica di Riservatezza

© 2023 - Copyright Risorgimento Socialista - Tutti i diritti riservati

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.