Fino a non molti anni fa l’Hotel Gallia di Milano era il tempio del calciomercato. Poi le trattative per le compravendite, in generale e non solo di calciatori, sono state gestite altrove: sedi di partito, conventi francescani, yacht briatoreschi, sottoscala dei palazzi del potere, bordelli.
Il problema del cambio di casacca è facilitato dall’inesistenza di basi ideologiche, di etica, di pudore e, soprattutto, di rispetto per gli elettori.
La storia dell’umanità è spesso legata all’infedeltà. Non partiamo da Eva, per favore! Non è sede, questa, per occuparci di tradimenti amorosi, anche perché l’argomento è quotidianamente affrontato dalle riviste che ancora si vendono nelle edicole, le enciclopedie del gossip diffuse grazie alla droga mediatica della tv dal Berlusca in poi, ma sul “voltagabbanismo” in politica si potrebbero scrivere dei tomi.
Certo, il traditore più noto in assoluto è Giuda, secondo quanto ci è stato tramandato (ma chi ci dice che non fu propaganda?), che per il vil denaro vendette il suo maestro. Ma gli esempi sono tanti e spesso seguiti da suicidi. Accadde con il citato Giuda Iscariota, ma anche con Bruto e Cassio, che furono gli animatori della congiura contro Cesare nel 44 a.C. Era accaduto anche nel V° secolo a.C. con Efialte che, secondo Erodoto, aveva aiutato i Persiani ad aggirare il Passo delle Termopili condannando a morte, in pratica, i guerrieri spartani. Fra i traditori storici quell’Ugolino della Gherardesca, ghibellino che fu accusato di aver favorito i guelfi pisani, che venne condannato a morte e che Dante cita nel suo Inferno nel girone dei traditori della patria e anche per il fatto che si cibò dei figli (presumibilmente non cotti). Più scaltri altri celebri traditori, come il francese Charles Maurice de Talleyrand-Perigord, diplomatico, aristocratico e vescovo cattolico, che dopo aver svolto un ruolo determinante negli anni della Rivoluzione, tradì la causa della “Libertè-Egalitè-Fraternité” e Napoleone per rappresentare la monarchia borbonica nel Congresso di Vienna del 1815. Fu processato e condannato a morte per alto tradimento nel 1945, inoltre, anche Vidkun Quisling, norvegese che favorì l’invasione tedesca nel suo Paese.
Nell’esercito dei trasformisti anche casi nostrani, non solo quelli che sono stati oggetto della cronaca politica come Scilipoti & friends, ma con una oggettiva distinzione rispetto alle scelte, ad esempio, che portarono alla nascita del Partito Comunista nel 1921 al congresso socialista di Livorno o a quella di Palazzo Barberini del 1947, quando Saragat fondò il partito socialdemocratico. Finanche all’indomani della Liberazione una non piccola parte delle Brigate Nere della Repubblica di Salò, di stanza a Como, passò con i partigiani e la camicia diventò rossa. Qualcuno si porrà il dubbio se una scelta è o può essere un tradimento. La libertà di pensiero ci porta a pensare al tutto e al contrario di tutto. D’altronde, i tradimenti sono presenti in tutti gli ambiti, da quello industriale a quello militare, da quello diplomatico a quello sportivo, e via discorrendo. Ora però ci si chiede: chi tradisce ha coraggio o è talmente privo di valori? I socialisti annacquati che tradirono Craxi a quale classe appartenevano? Alcuni neo-fascisti di oggi ricusano davvero gli anni bui ai quali il loro (cosiddetto) pensiero si riconduce? Da quali esponenti della Dc venne tradito Aldo Moro? Non si tratta solo di tradimenti legati a fattori economici, di convenienza generica (la Lega che prende voti nella Terronia, ad esempio) o di collegi sicuri, l’etica è sconosciuta e qualsiasi imposizione normata (divieto di passaggio da un partito all’altro durante l’espletamento della rappresentanza parlamentare) sarebbe inefficace oltre che non garantista. Il problema del cambio di casacca è facilitato dall’inesistenza di basi ideologiche, di etica, di pudore e, soprattutto, di rispetto per gli elettori.
C’è, però, anche il tradimento da parte degli elettori, pronti a vendersi per il classico piatto di lenticchie, con svarioni da sinistra a destra che denotano la mancata conoscenza della storia e del pensiero politico, permettendo l’ascesa al parlamento, ai consigli regionali e ai consigli comunali di personaggi privi di valori (e di cultura) o, peggio, eletti con il sostegno di organizzazioni criminali.
Di sicuro, tra gli esponenti della politica che il popolo (anzi, mediamente il 40% del popolo) ha designato a rappresentarlo non c’è gente che si suiciderà per infedeltà. Così come è certo e constatabile, ancorché supportato dai dati delle ultime competizioni elettorali, che la transumanza partitica non può che generare astensionismo.

