Il principio di una lunga storia
Cosa significa multipolarismo per tutte le forze socialiste, progressiste e democratiche del mondo?
Dall’esigenza di rispondere a questa domanda è partita una riflessione collettiva in tutti i gruppi che si riconoscono in quella che un tempo avremmo chiamato Sinistra. Il tema del multipolarismo si incrocia (e scontra) con altri di grande attualità: BRICS, sovranismo, globalizzazione, disaccoppiamento, crisi, sanzioni, guerra.
Da tempo mi occupo di quelli che potremmo definire cicli storici. Questi possono avere caratteristiche economiche, sociali o politiche. Ripercorrendo la storia dell’Occidente (che in età moderna diventò forzosamente la storia del mondo) possiamo notare il continuo affermarsi di una potenza egemone dopo un periodo di competizione. Senza entrare in dotti bizantinismi, possiamo porre come principio della globalizzazione le grandi esplorazioni oceaniche avviate dai paesi iberici.
Gli storici hanno provato più volte a chiedersi perché siano stati proprio gli europei ad avviare questo processo e non altre civiltà apparentemente più complesse ed avvantaggiate tecnicamente. Non è stato però possibile (e probabilmente non lo sarà mai) mettere la parola fine ad una domanda così complessa; generalmente si spiega questo fenomeno con la frammentazione geografica e quindi geopolitica del continente europeo.
L’Europa, infatti, così ricca di insenature, penisole, isole, golfi, propaggini e lingue di terra e mare, sembra fatta per contrapporsi al monolitismo cinese o indiano e per favorire la divisione, la competizione e il commercio tra gruppi umani. Così l’appendice occidentale del continente afroeuroasiatico si caratterizzò per una propria specificità dettata dalla divisione e dalla competizione. Altri elementi contribuirono col tempo ad un effetto cumulativo e alla fine formarono un’identità europea contrapposta a quella asiatica o africana.
Gli europei affamati di terra, oro e spezie partirono alla ricerca di nuove terre. Non a caso il 1492, anno della scoperta dell’America, coincise con altre due date importanti per la giovane Spagna: l’espulsione degli ebrei dal regno iberico e la caduta del Sultanato di Granada. Questo grande processo di uniformazione della popolazione che portava alla nascita dello Stato moderno veniva a coincidere cronologicamente con la globalizzazione: vera levatrice del capitalismo moderno.
Ci troviamo così davanti al binomio che caratterizza il sistema economico e statale moderno: capitalismo e Stato. Questo bagaglio, sommato alla colonizzazione e alla tecnica, fu esportato in tutto il mondo creando una frattura storica. Si passava da una serie di sistemi-mondo (bolle socioeconomiche quasi del tutto autonome, esempi: il mondo romano, la Cina antica, il mondo mesoamericano, ecc.) a un sistema unificato.
La conquista spagnola e portoghese delle Americhe, di alcune coste africane e di città-emporio lungo le coste asiatiche (con la corposa eccezione delle Filippine) avviò il primo grande ciclo di accumulazione globale. In pochi decenni, la Spagna si affermò come potenza economica e militare mondiale, in grado di controllare un territorio dalle miniere del Perù ai latifondi siciliani, tutto con il gentile finanziamento dei banchieri genovesi. Il legame tra Madrid e Genova fu tale da poter parlare di doppio dominio. I contemporanei si chiesero spesso quali dei due partner detenesse il potere.
Quel che è certo è che l’egemonia iberica pose in essere le condizioni del suo successivo declino: l’argento latinoamericano e i depositi di Genova non rimasero fermi, ma col tempo cominciarono a correre verso Anversa. Furono le Fiandre a raccogliere i frutti della prima globalizzazione.
Secondo la vulgata, il capitalismo ebbe inizio in Inghilterra dopo un cambiamento nella gestione delle terre. Fenomeno che portò a catena: un accumulo di ricchezza, della produzione e l’uscita della forza-lavoro dalle campagne. Furono questi tre elementi che spinsero la prima industrializzazione.
Ridurre a questo la formazione del capitalismo, vuol dire ignorare il contributo dei banchieri tedeschi, fiamminghi e italiani e l’inondazione di metalli preziosi (con colture e bestiame) che arrivò dall’America. Il Mar del Nord, già nella seconda metà del Cinquecento, stava scalzando l’area iberica. Fu il dinamismo olandese (finanza, mercato e pirateria) il sasso che fece partire la valanga… (dai Quaderni di RS)

