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Home Geopolitica

Il conflitto strategico tra Cina e Stati Uniti

Dal terzo numero dei Quaderni di RS - parte prima

Vadim Bottoni by Vadim Bottoni
Febbraio 7, 2024
in Geopolitica, Politica, Primo Piano
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Il conflitto strategico tra Cina e Stati Uniti
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In questo articolo sono analizzati gli eventi più recenti che hanno influenzato il rapporto bilaterale tra Stati Uniti e Cina. Nell’analisi si è cercato di distinguere tra eventi che hanno prodotto una crisi temporanea ed eventi che hanno determinato cambiamenti strutturali dei rapporti tra le due potenze dello scacchiere internazionale. Il punto di vista della classe dei lavoratori è interessato principalmente in ordine a due fattori:

  1. Occupazione e Sicurezza Lavorativa: La classe lavoratrice è interessata per la sicurezza del proprio impiego, specialmente se fa parte di settori fortemente influenzati dalla competizione tra Stati Uniti e Cina. Ad esempio, settori legati alle tecnologie avanzate o alle esportazioni potrebbero sperimentare cambiamenti significativi.
  2. Impatto Socioeconomico delle Sanzioni e delle Tensioni: Le tensioni tra Stati Uniti e Cina, in particolare in relazione a eventi come il conflitto in Ucraina, possono avere un impatto sull’economia globale. La classe lavoratrice potrebbe essere sensibile agli eventuali effetti economici, come l’aumento dei prezzi dei beni di consumo o le conseguenze delle sanzioni.

 

La strategia per la competizione con la Cina delineata dall’amministrazione Biden inizia a prendere una forma definita a partire dalla fine del 2022 e l’inizio dell’anno in corso.

I capisaldi della strategia sono da un lato il rafforzamento delle alleanze militari e politiche consolidate nel tempo, dall’altro il rilancio tecnologico-industriale degli Stati Uniti con un contemporaneo contenimento dell’accesso della Cina alle tecnologie di frontiera.

Questa strategia si inserisce in un perimetro che delinea limiti alla competizione con Pechino. Le regole del gioco sono state pensate per mantenere forme di cooperazione in settori quali cambiamento climatico, governance finanziaria e linee guida per regolamentare lo sviluppo dell’IA, come dimostra il recente summit di Bletchley Park.

Ora riavvolgiamo il nastro dell’ultimo anno per passare in rassegna i molteplici episodi che hanno condizionato il rapporto bilaterale tra le potenze in esame, tentando di individuare gli eventi contingenti riassorbiti e quelli che hanno determinato cambiamenti strutturali.

Per avere una chiave di lettura adeguata di questi passaggi procediamo analizzando i documenti strategici pubblicati dall’amministrazione Biden partendo da fine 2022, in cui sono stati pubblicati dal governo il documento di strategia di sicurezza nazionale, National Security Strategy, e la National Defense Strategy sottoscritto dalla difesa. Nel National Security Strategy si afferma che la Cina è «l’unica potenza che ha sia le intenzioni sia le capacità economiche, tecnologiche, militari per rimodellare l’ordine internazionale». Al contempo nel documento si evidenziano delle differenze in termini di valori, norme e interessi da cui originano due diverse proiezioni di potenza e quindi due visioni dell’ordine internazionale. Da ciò deriva, per l’amministrazione statunitense, l’obiettivo di prevalere nella competizione con la Cina e di persistere nel definire l’architettura dell’ordine internazionale. La competizione per l’amministrazione Biden si articola su due assi: il rafforzamento delle alleanze politico-militarie da un lato e il rilancio della capacità tecnologica e industriale americana dall’altro.

Dalla National Defense Strategy si evince che sul piano militare c’è la l’esigenza di sostenere le capacità americane di deterrenza nei confronti delle forze armate cinesi e nel consolidare la credibilità delle alleanze, strategiche per il mantenimento dell’ordine internazionale.

Una volta definito il quadro della competizione esistente, si lascia un margine per la costruzione di regole comuni al fine di affrontare sfide globali come il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare, le misure contro le pandemie e la proliferazione delle armi di distruzione di massa e il terrorismo.

L’esistenza di questa competizione tra i due colossi è riconosciuta anche dalla Cina che parimenti si sta preparando a una competizione economica, politica e militare di lungo periodo.

Nel secondo semestre del 2022 si sono determinati alcuni eventi di un certo rilievo. Il 2 agosto Nancy Pelosi, allora speaker della Camera, visita Taiwan determinando una interruzione dei contatti bilaterali tra i due Stati. Ci sono voluti quasi tre mesi per una ripresa dei contatti tra i vertici politici dei due paesi. Successivamente, il 15 novembre, c’è stato il vertice del G20 di Bali che è stato da più parti declamato come un’opportunità per riannodare il dialogo e a ridurre i rischi legati alla competizione strategica.

Dopo l’incontro sono state registrate delle dichiarazioni che hanno sottolineato due priorità per il futuro delle relazioni delle due potenze. La prima è raccolta nell’espressione “putting a floor under the relationship”, nel senso di tratteggiare un limite minimo per la relazione bilaterale per moderare e gestire la competizione strategica senza trascendere in un conflitto militare che scuoterebbe dalle fondamenta l’ordine mondiale. La seconda è la demarcazione tracciata da alcune fondamentali linee rosse, legate agli interessi vitali e irrinunciabili dei due grandi attori in gioco.

Nonostante divergenze su aspetti rilevanti tra cui Taiwan e guerra in Ucraina, le due potenze hanno riavviato il dialogo che si è articolato in alcuni incontri bilaterali e che però si è arenato nei primi mesi del 2023 soprattutto a causa del “balloon gate”[1] (in seguito al quale Blinken annullò il viaggio in Cina) e della modifica degli equilibri politici interni americani.

Proprio con le elezioni di midterm di fine 2022 la maggioranza della Camera è andata ai Repubblicani. Il nuovo speaker della Camera, Kevin McCarthy, è stato eletto dopo un negoziato tortuoso e molteplici votazioni, che hanno evidenziato il potere di veto dell’ala di destra del partito.

Complessivamente questi nuovi equilibri hanno accentuato la polarizzazione politica rendendo più complessa la realizzazione dell’iniziale agenda Biden. La competizione con la Cina mette d’accordo sia Democratici che Repubblicani, ma la forza di questi ultimi con il peso crescente dell’ala populista di destra contribuisce a estremizzare la percezione politica della Cina, quale minaccia esistenziale.

In questo contesto va inserita la visita di Xi Jinping a Mosca a fine marzo come passaggio fondamentale per l’evoluzione dei rapporti tra la Cina e la Russia rispetto all’inizio del conflitto in Ucraina: Cina e Russia sono insoddisfatte all’ordine unipolare e contrarie all’espansione della Nato e delle alleanze americane in Asia.

Gli effetti del conflitto con l’Ucraina per la Cina hanno esiti molteplici. Da un lato l’isolamento della Russia dall’Europa ha consentito una relazione economica e politica favorevole, come dimostrano le esportazioni verso la Russia cresciute di quasi un terzo dall’inizio della guerra. Dall’altro ha accelerato il sistema di alleanze asiatiche degli Stati Uniti, interrotto il corridoio della Nuova Via delle Seta che sarebbe dovuto passare in Ucraina e peggiorato i rapporti in Europa. Da qui il timore che un impegno attivo verso la Russia per mezzo di forniture militari, possa aggravare questo quadro in particolare i rapporti commerciali in Europa. In aggiunta Biden ha chiaramente affermato che, se la Cina si impegnasse in un aiuto bellico alla Russia, vi sarebbe una ferma risposta americana.

In questo contesto di accresciuta tensione di rapporti va inserita la competizione tecnologica. Negli Stati Uniti ci sono stati dei provvedimenti finalizzati ad ostacolare l’accesso cinese alle tecnologie di frontiera americane e dei loro alleati, relative soprattutto ai semiconduttori di ultima generazione. Questi semiconduttori hanno una catena del valore molto ampia, che ricomprende aziende americane e dei suoi alleati, in particolare taiwanesi e coreane. Tra questi provvedimenti troviamo il Chips Act in cui sono favoriti gli investimenti in semiconduttori e tecnologie di frontiera e l’emendamento alle Export Administration Regulations che vieta la vendita ai cinesi di semiconduttori avanzati e tecnologie favorevoli allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.

Questa integrazione tra politica industriale e politica estera, articolata in promozione degli investimenti tecnologici da un lato e in emissione di provvedimenti finalizzati a ridurre la diffusione tecnologica dall’altro, è lo schema che ci aiuterà a leggeri gli sviluppi futuri della relazione tra queste potenze. Gli investimenti in tecnologie avanzate, ma anche i provvedimenti atti a limitare la diffusione della tecnologia, sono considerati funzionali sia alla competizione con la Cina sia alla rivitalizzazione delle capacità produttive americane.

[1] Il caso del pallone aerostatico di produzione cinese che ha sconfinato nel territorio americano. In seguito all’evento il governo americano aveva dichiarato che il pallone era destinato allo spionaggio e alla sorveglianza abbattendolo, mentre le autorità cinesi avevano ribattuto che si trattava di uno strumento di uso meteorologico trascinato nei confini statunitensi dai forti venti.

Tags: CinaStati Uniti
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