Nella sua penultima sortita Grillo ha rivendicato il diritto, anzi il dovere della sua Creatura all’estinzione. Se fosse così, saremmo di fronte alla manifestazione, a livello politico nazionale, di quello che viene definito patriarcato a livello individuale. “Tu sei mia; e perciò, se mi abbandoni, devi morire”. Il fatto è però che, a differenza del Pigmalione del mito greco e di quello di Shaw, il comico genovese non ha mai provato amore o autentico interesse per la sua Creatura. Perché l’ha vista come proiezione di sé stesso; leggi della sua energia vitale, delle sue frustrazioni, del suo “fatto personale” contro gli uomini del potere e la politica politicante, dovunque collocati, della sua ideologia di seconda mano e, infine, del suo profondo rancore nei confronti del “partito fariseo” per eccellenza; quel Pds/Pd che aveva reiteratamente detto no alla sua domanda di iscrizione.
Non a caso, allora, il Nostro darà il suo meglio negli anni che precedono la Grande esplosione del 2008. Nuotate propiziatorie, discorsi travolgenti, contestazioni a tutto campo, successi nei comuni, passione di aderenti, interesse partecipe di intellettuali per chi avrebbe portato alle sue naturali conseguenze il messaggio di Mani pulite.
Ma, a questo punto, il più preoccupato per il risultato raggiunto sarà proprio il Fondatore. Troppi voti e, al tempo stesso, troppo pochi. Troppi per chi intendeva sottrarre la sua Creatura alle blandizie corruttrici dei rappresentanti del Sistema; troppo pochi per consentirgli di cambiarlo.
Ecco, allora, la rete protettrice, modello caserma ma anche modello convento. Della caserma l’invenzione del Capo politico con affidamento, non a caso, di questo ruolo al capoclasse/impiegato modello personificato da Luigi di Maio. Salvo ad intervenire di persona: a soffocare pensieri, parole e iniziative a lui sgradite; a vigilare sul rispetto dei vari regolamenti; e soprattutto sulla gestione degli scontrini e dell’osservazione rigorosa della regola dei due mandati.
Al convento, visto come luogo di clausura/separazione dal mondo esterno, provvederanno invece: il rifiuto delle alleanze così come dell’ingresso di iscritti a altri partiti; il né di destra né di sinistra motivato dalla inesistenza delle due categorie; e, infine, l’esaltazione dell’onestà, nella sua dimensione individuale, con la caccia a reali o supposte devianze.
Il tutto all’ombra sempre più fitta di un realismo politico basato sull’innato rispetto del Nostro per il realismo politico in tutte le sue possibili accezioni.
Le manifestazioni più vergognose di questo realismo sono state: la calata a Roma, con annesso affarista, per dare via libera al nuovo stadio della Roma, volgare speculazione urbanistico che la Raggi si era formalmente impegnata a bloccare; il questionario ingannevole e farlocco redatto per strappare in modo del tutto fraudolento il sì all’entrata del Movimento nel governo Draghi; il vero e proprio suicidio politico della scissione di Di Maio; per finire con il ruolo di mezzano al fine di emarginare definitivamente Conte.
Oggi come oggi, infine, il Fondatore avrebbe potuto contestare al suo erede/traditore le sue scelte politiche, proponendone altre e presentandosi al congresso per difenderle. Ma non l’ha fatto, scegliendo di attaccarsi a un articolo del regolamento per chiedere una ripetizione del voto; lasciando ai suoi seguaci il compito di sbandierare l’abbandono dei due mandati come la profanazione suprema del Tempio.
È la conclusione logica di una parabola discendente. E la definizione esatta del Fondatore: un Pigmalione che ha visto la sua Creatura come proiezione di sé stesso. Sino a provare tedio non solo per l’una e per l’altro.
Alberto Benzoni
Presidente di Risorgimento socialista

