L’anti-salvinismo ha bisogno di incarnazioni sempre nuove affinché i “progressisti” possano essere certi di esistere e Vannacci è perfetto allo scopo. Sono contento per la nazionale femminile di pallavolo (vincitrice con il decisivo contributo non solo della giustamente celebratissima Egonu e delle altre, ma anche della russa naturalizzata italiana Ekaterina Antropova). Trovo un po’ stucchevole e francamente inutile questo profluvio di commenti che vorrebbero suonare sberleffo a Vannacci nel nome del multiculturalismo. È un umore che rientra nella solita polarizzazione semplificatrice che non coglie nulla dei processi reali. Sono rappresentazioni auto-consolatorie. Non so cosa pensi Vannacci della pallavolo, né dell’oro della nazionale azzurra e non sono interessato a conoscere la sua opinione, ma penso che potrebbe non interessargli molto, o potrebbe persino essere contento. Che ne so. Magari si è anche espresso e io non lo so, ma il punto è che non mi interessa. Semplicemente non ho bisogno di Vannacci, diversamente dai “progressisti” che proprio non possono farne a meno. Di Vannacci, di Salvini, di Pillon, secondo il caso. Poveri noi, e soprattutto poveri loro, cosa sarebbero gli odierni “progressisti” senza queste convenienti epifanie di personaggi ridotti a macchiette! Se non esistessero, dovrebbero inventarseli. O, peggio che mai, maturare una propria autonoma e coerente visione della realtà. Sai che faticaccia! Vannacci è funzionale a costruirsi un nemico ideale dai contorni netti, rispetto al quale sentirsi migliori con poco, pochissimo sforzo. Facciamo nessuno. Come dicevo, si tratta di una variante dell’anti-salvinismo inteso come condizione sufficiente di legittimazione politica, culturale ed etica. Il partito del non-Salvini o del non-Vannacci, pazienza se privo di qualunque progettualità politica positivamente caratterizzata.
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