Il termine “patriota” di per sé riflette nobili sentimenti, ma l’essenza del suo significato è stata gradualmente stravolta e svilita. Nel suo “Dei doveri dell’uomo” Mazzini sottolineava come l’amare la patria sia dovere di tutti, però se diventa parte integrante e sostanziale del nazionalismo la “nobiltà” del termine ne esce sensibilmente ridimensionata. “Patria” significa “la terra dei padri” e, in quanto tale, va onorata e difesa, ma deve essere considerata valore intrinseco del concetto di Umanità: la vera patria è l’Umanità intera.
Il nazionalismo è nemico dei valori socialisti, perché nasce in funzione di interessi politici ed economici dello stato “borghese”: è il pensiero di Marx, e anche di Lenin. La borghesia, nel XIX secolo, facendo proprio un indirizzo nazionalista e razzista, iniziò a sfruttare il proletariato in funzione dei propri interessi, anche durante le guerre imperialistiche. La lotta di classe era, quindi, una necessaria forma di emancipazione del proletariato (di tutto il mondo, non circoscritto ad alcune realtà) ed ebbe comunque anche una valenza patriottica, contrapposta al nazionalismo borghese. Il marxismo sostenne, difatti, i movimenti indipendentisti legati alla lotta di classe che si opponevano alle potenze imperialiste.
L’uso del termine “patriota” oggi, in Italia, risulta deprezzato dall’interpretazione (e applicazione) che la destra, tornata imperante grazie a un elettorato meritevole del T.S.O., intende divulgare, riprendendo concetti “eroici” e da “superuomo” che nello scorso secolo risultarono, dopo aver “entusiasmato” le stupide folle, decisamente deleteri per la storia del Paese. La pericolosità di tale remake storico è ancora molto sottovalutata.
Ma in quella guerra sciagurata che ancora ci tramanda nostalgici del regime o nipoti dei nostalgici che furono, i reali valori del termine “patria” e del patriottismo erano presenti in chi si era formato all’insegna del pensiero e dell’azione socialista, comunista e cattolico, come i tanti martiri della Resistenza. Pietro Benedetti, socialista, un ebanista abruzzese fucilato a Roma il 29 aprile del ’44, così scrisse ai propri figli poco prima di essere fucilato: “Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli.” Non erano certo patrioti coloro che venivano inviati a occupare altri Paesi e a opprimerne le popolazioni, i veri patrioti erano semmai sul fronte opposto. I soldati italiani che fecero la campagna di Russia erano destinatari di bollettini quotidiani del Ministero della Guerra che li incitavano a difendere la patria… Ma, come accadde in Grecia e in Albania, e ancor prima in Libia e in Etiopia, non potevano essere certo gli italiani (o qualsiasi altro invasore) a essere considerati patrioti, che erano solo coloro che tentavano di respingere la conquista della terra dei loro padri da parte di altre nazioni.
Non va dimenticato l’uso schizofrenico del termine “patriota” durante la guerra di liberazione dal nazifascismo: i repubblichini di Salò, dove era la sede di un governo nato moribondo manipolato in toto dai nazisti, ebbero l’ardire di definirsi patrioti perché “fedeli” all’Italia, a quella Italia che avrebbero consegnato a Hitler e ai suoi fidi macellai perché diventasse una grigia provincia del Terzo Reich (secondo le loro intenzioni). I fascisti di Salò erano fedeli al loro “Stato”, non certo alla patria, che venne difesa solo ed esclusivamente dai partigiani, i veri patrioti.
L’idea di patria è stata ampiamente strumentalizzata, e non solo quando si mandavano i giovani a morire in guerra esaltandoli e convincendoli che “chi per la patria muor vissuto è assai”. La storia ci presenta esempi e ci pone interrogativi, tanti, ma vale recuperare un pensiero di Quasimodo: “se ciascuno ha diritto ad avere una patria, ogni patria è sacra, inviolabile”. E quando – addirittura – si invoca Dio per proteggere gli eserciti patrii si può decisamente parlare finanche di blasfemia. Va ripreso il concetto di patria sovrapponendolo a quello della fratellanza umana, perché – in fondo – esiste una sola famiglia, l’Umanità, che non ha bisogno né di patria né di patrioti.
Ma ogni armonia è oggi fortemente minacciata da conflitti in ogni dove del mondo, che non fanno altro che attribuire al concetto di patria i valori del passato (e anche del presente) che vorremmo dimenticare. E l’ascesa della destra un po’ ovunque va a rafforzare idee e presunti ideali che spesso collimano e si sovrappongono con gli altri guasti della società in cui viviamo, dal razzismo alla violenza gratuita spesso destinata al genere femminile, nonché da ogni discriminazione che non tiene conto dei valori della grande patria, purtroppo sempre più lontani. Il patriottismo non si forma con il moschetto e la divisa da balilla, ma con solidi e imperituri ideali.

