Il capitalismo è il modo di produzione che caratterizza la nostra epoca ed ha una caratteristica di fondo che lo identifica: il comprare per vendere sul mercato. Tale processo è rappresentato dallo schema Denaro-Merce-Denaro (D-M-D)[1], uno schema centrale che infatti è condiviso da teorici tra lo molto diversi come Marx, Keynes e Schumpeter, ovvero da quei teorici dell’economia che risuonano fino al grande pubblico ogni volta in cui si determina una crisi economica e disperatamente si cerca una spiegazione[2].
Possiamo dire, semplificando, che Keynes e Schumpeter si concentrano a monte sulla D iniziale perché rilevano che l’attività di investimento nella produzione di beni richiede un’anticipazione monetaria che consente di acquistare lavoro e mezzi per gli obiettivi di produzione scelti, quindi evidenziano la funzione della moneta-credito che è un tratto distintivo delle moderne economie monetarie di produzione.
Marx invece pone l’attenzione principalmente sulla D finale che diventa D’, perché nella prima fase un ammontare di denaro iniziale compra la merce (D-M), mentre nella seconda fase la merce è venduta per più denaro (M-D’). Nel Capitale infatti viene descritta la prospettiva del mondo degli affari, che dal denaro si separa in cambio di merce (o lavoro) per ottenere più denaro. Quel più denaro notoriamente ha a che fare con più lavoro (pluslavoro), ovvero con quella parte di valore aggiuntiva che il lavoro offre rispetto a quanto viene pagato. Per Marx quindi l’origine del profitto sta in questa eccedenza di lavoro di cui si appropria il capitalista, mentre Schumpeter e Keynes collocano l’origine del profitto a monte nelle decisioni relative all’intrapresa, il primo evidenziando il ruolo che gli imprenditori hanno nell’innovazione e il secondo la loro capacità di prendere decisioni in condizioni d’incertezza.
Al di là di queste differenze la cosa che qui ci interessa è il punto in comune descritto che caratterizza il modo di produzione capitalistico, infatti compreso cos’è il capitalismo (nella sua essenza) possiamo comprendere anche come può cambiare. Storicamente le diverse forme di capitalismo dipendono da una molteplicità di fattori, come il sistema vigente di credito, il livello di concorrenza di mercato, le relazioni industriali, il livello di conflittualità sociale ecc. Detto questo le cornici dei cambiamenti più rilevanti sono state le rivoluzioni industriali, che sono fondamentalmente rivoluzioni delle forze produttive e quindi originate da salti in avanti tecnologici. Finora abbiamo avuto tre rivoluzioni industriali (basate rispettivamente sulla macchina a vapore, l’elettricità, l’informatica) e ci avviciniamo alla quarta considerata come l’era dell’Intelligenza artificiale. Pertanto, per comprendere l’attuale forma storica di capitalismo e quindi la sua traiettoria di cambiamento dobbiamo comprendere in primo luogo qual è lo stato di “salute” del capitalismo dinnanzi alla nuova rivoluzione industriale, e di conseguenza quali cambiamenti è lecito attendersi in questo passaggio.
[1] Mentre la logica Merce-Denaro-Merce è precapitalistica.
[2] Nella visione mainstream il capitalismo, quale economia di libero mercato, è in senso stretto definibile come il sistema dove le decisioni di investimento sono prese in maniera decentrata attraverso la raccolta di capitale o erogazione del credito. Questa concezione superficiale è superata dai teorici che si interrogano sulla natura delle crisi del capitalismo.

