“La corruzione è una nemica della Repubblica. E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti.” (Sandro Pertini)
II presidente dell’ANAC (Autorità nazionale anti corruzione), Giuseppe Busia, ha lanciato un allarme alquanto grave e sintomatico della realtà: gli affidamenti diretti nel 2024 sono stati pari al 98% sul totale delle acquisizioni di servizi e forniture!
La corruzione è uno dei reati che più si è evoluto sfruttando tutto ciò che la tecnologia mette a disposizione mentre i mezzi di contrasto restano al palo. E poi prosegue con la denuncia dei troppi conflitti d’interesse e della mancanza di una regolamentazione delle lobby.
A fronte di questa recrudescenza del fenomeno della corruzione (che, com’è noto, vede protagonisti i corruttori e i corrotti, naturalmente) e del malaffare in genere, a Palazzo Chigi hanno ritenuto “doveroso” abolire il reato di abuso d’ufficio, anche perché i piccioli del PNRR non sono pochi e andrebbero spesi entro il 2026 (ma vi sono ritardi preoccupanti).
Non solo, sempre riguardo alla corruzione, sono ora più deboli le intercettazioni (costano molto, si dice, e forse sarebbe meglio dirottare i fondi sulle armi!), e finanche i controlli da parte della Corte dei Conti sono ora limitati.
Questo è lo stato di diritto secondo la versione della destra governativa tutta. E il “popolicchio” resta inerme, asseconda senza ragionare e senza reagire, dimenticando che il fenomeno della corruzione, come quello degli appalti diretti, ha per effetto un innalzamento di tasse e tributi abnorme sulla propria groppa (soprattutto rispetto alla media degli altri Paesi comunitari e non), con aumenti peraltro non destinati alla soluzione di carenze di servizi e/o infrastrutture legate agli aspetti sociali, tutt’altro.
È il sud a pagarne di più le conseguenze (ma le paga tutto il Paese, anche perché la corruzione, come le mafie, è diffusa ovunque, dal Trentino a Lampedusa), ed è il sud che Salvini sta volutamente penalizzando pesantemente, anche perché per finanziare il suo giocattolo del Ponte sullo Stretto ha tagliato importanti progetti già finanziati. Il monumento all’inutilità (che fa tornare in mente la propaganda della grandezza italica del ventennio) fa il paio con l’abbattimento della concorrenza, non essendoci (ma non solo per il Ponte) gare pubbliche trasparenti.
Di qui anche il “cortese” invito a disertare i referendum sulle problematiche del lavoro. Ma sappiamo bene che il Ponte non si farà, malgrado le commesse (in buona parte già pagate o con ratei in corso) alle imprese che stanno al gioco (e che ora possono giocare in tutta libertà). Ne consegue che “il sistema” rende pressoché impossibile esercitare controlli su chi esegue i lavori, permettendo la proliferazione della corruzione e, naturalmente, le ingerenze e le infiltrazioni delle mafie.

