mercoledì, Ottobre 14, 2026
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
Advertisement
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti
No Result
View All Result
FORZA LAVORO
Spazio gestito da Risorgimento Socialista
No Result
View All Result
Home Economia

Politiche di contrasto all’austerità: partiamo dalla moneta fiscale

Per attuare politiche economiche espansive e di indirizzamento dell’economia dentro uno schema di politica industriale che tuteli i lavoratori e l’ambiente

Risorgimento Socialista by Risorgimento Socialista
Febbraio 18, 2024
in Economia, Politica
1
Politiche di contrasto all’austerità: partiamo dalla moneta fiscale
0
SHARES
361
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

Dopo la crisi dell’euro del 2011, con l’inasprirsi di misure emergenziali improntate all’austerità che colpiscono i paesi periferici dell’eurozona, in Italia si è determinata una crisi di liquidità che ha portato diversi studiosi a congegnare strumenti per supplire a questa carenza, che fossero però compatibili con le regole dell’eurozona. Da qui sono emerse diverse proposte classificabili all’interno della categoria della moneta fiscale.

La crescita del dibattito attorno al tema della moneta fiscale ha portato la Banca d’Italia ad intervenire nel 2017 ed esprimere una valutazione[1] (negativa) su questo strumento, sottolineando come non fosse possibile implementarlo stante le regole dell’eurozona, e quindi come non fosse possibile concepire nuove forme di immissione di liquidità da parte dello stato per contrastare l’austerità e attuare politiche espansive. Con il governo giallo-verde insediatosi nel 2018 il dibattito sulla moneta fiscale trova per la prima volta un minimo “sbocco” parlamentare, come nel caso del disegno di legge 1619 del 2019[2] in cui si ribadisce la fattibilità dello strumento all’interno delle regole europee. Le iniziative parlamentari sulla moneta fiscale rimangono nella forma embrionale risultando alla fine poco incisive rispetto a un contesto istituzionale fermamente ancorato alla valutazione negativa della Banca d’Italia e assolutamente non incline a generare tensioni all’interno dell’eurozona.

Poi nel 2020 si abbatte sull’Italia una crisi economica pandemica che ha connotati diversi dalla precedente e che per un breve periodo scombina il sistema di controlli all’interno dell’eurozona: infatti questa crisi è stata simmetrica, cioè per la prima volta i problemi dei paesi centrali sono risultati gli stessi dei paesi periferici. Tale situazione ha portato con sé una assoluta novità all’interno del quadro europeo perché le regole del patto di stabilità sono state sospese. Di conseguenza si è aperta una finestra per azzardare l’introduzione di strumenti per l’immissione di nuova liquidità, che è stata colta dal governo Conte II che ha fatto quello che fino a poco tempo prima sembrava impensabile: ha congegnato un dispositivo di moneta fiscale, la circolazione dei crediti fiscali, incorporato nella misura del superbonus edilizio. Questo fatto apre un nuovo scenario a quelle forze politiche che ritengono necessario dotarsi di strumenti monetari che consentano un rilancio di politiche espansive e il perseguimento di politiche industriali e che consentano di raggiungere obiettivi di crescita e sviluppo. L’analisi della misura del superbonus, il suo impatto nell’economia e gli scenari che ha aperto, va in questa direzione.

Premessa politica

Qui non interessa capire se il superbonus è stata una misura ben confezionato in tutti i suoi aspetti, ad esempio per prevenire comportamenti fraudolenti o raggiungere al meglio obiettivi di sostenibilità ambientale. Qui interessa evidenziare che il meccanismo sottostante, quello della circolazione dei crediti fiscali che si configura come moneta fiscale quindi immissione di nuova liquidità, può essere realizzato all’interno dell’eurozona. Per cui alla domanda se la moneta fiscale può essere realizzata all’interno dell’eurozona, il superbonus consente una risposta semplice, inedita fino a poco fa e verificabile: può essere realizzata semplicemente perché è già stata fatta con il decreto legge n. 34 del 2020.

Parimenti ci interessa evidenziare che con lo strumento della moneta fiscale è possibile perseguire due obiettivi essenziali che potrebbero essere realizzati da una forza di governo fin da subito:

  • La realizzazione di politiche economiche espansive;
  • Il dirigere l’economia verso chiari obiettivi di politica industriale.

Politiche espansive e dirigismo economico è quella piattaforma di base che dovrebbe contribuire a realizzare oggi, in Italia, un partito socialista di ispirazione costituzionale capace di muoversi all’interno di uno schema che immaginiamo essere un ampio fronte populista di sinistra.

La riflessione quindi sulle uova nel paniere che ha rotto la logica della circolazione dei crediti fiscali sottostante al superbonus, vanno lette nella prospettiva politica di come poter attualizzare oggi questo esperimento di moneta fiscale per rilanciare lo sviluppo delle forze produttive e realizzare investimenti mirati per dare un nuovo protagonismo ai lavoratori di questo paese.

La misura e il suo meccanismo

Il superbonus edilizio è una detrazione fiscale che consente a chi sostiene la spesa (lavori edilizi) di maturare un credito superiore del 10% rispetto a quanto si è speso: il credito è quindi del 110% per le spese sostenute (a determinate condizioni) fino al 2022 o 2023 e poi tende a scendere nel tempo[3]. Il credito viene suddiviso inizialmente in 5 quote (poi 4 quote) di pari importo che vengono utilizzate per ridurre le tasse pagate nei successivi anni. L’innovazione della misura risiede nel fatto che alla certificazione del credito d’imposta è stata affiancata la sua cessione e circolazione[4]: grazie a questo se io ottengo un credito e le mie tasse dell’anno (capienza annuale) non coprono l’intera quota annuale di detrazione, invece di perdere la parte eccedente posso cederla a chi ha capienza e la può utilizzare. In questo modo il credito può essere ceduto a un soggetto terzo un numero illimitato di volte[5] con il meccanismo del compravendita del credito fiscale e potrà essere infine utilizzato come compensazione nei confronti dello stato.

Il contesto e gli obiettivi

Ora contestualizziamo un po’ la misura per comprenderne meglio la ratio e quali prospettive politiche apre. Il superbonus non era stato concepito per essere una misura permanente, bensì per rispondere a una crisi in cui si rischiava una economia post-bellica. Quindi si era cercato uno shock economico per la ripresa che si coniugasse con un obiettivo di politica industriale: in questo caso il settore edilizio, che tipicamente è un traino di crescita attraverso la leva della domanda interna che, visto il collo del commercio internazionale nel periodo pandemico, risultava essere oltremodo necessaria. Si individuava quindi una direzione di crescita rivitalizzando un settore in crisi con obiettivi compatibili con l’ambiente, come quello della riduzione dell’emissione di C02 attraverso l’efficientamento energetico e il freno alla cementificazione attraverso la riqualificazione urbana. Si individuava una platea di fruitori della misura vasta che poteva includere anche fasce di popolazione con un basso reddito e quindi una capienza fiscale ridotta perché, grazie al meccanismo della circolazione dei crediti, chi non aveva possibilità di sfruttare appieno il credito derivato dai lavori di ristrutturazione non lo perdeva, perché poteva cederlo a chi si trovava nella condizione di sfruttarlo.

L’effetto sull’economia

Nel biennio 2020-2022 il rapporto debito Pil si è ridotto di dieci punti rispett 155 al 145%, l’ occupazione è aumentata per circa 1 milione di unità (tra diretta e indiretta), molte persone che non avevano i soldi hanno utilizzato lo sconto in fattura per fare lavori di ristrutturazione e acquistare impianti di elevata efficienza energetica.

Sulla base dell’analisi di Nomisma, ripresa da CNA[6], abbiamo che i 38,7 miliardi di risorse impiegate (al 2022) dallo Stato attraverso le detrazioni generano un ritorno economico di 124,8 miliardi, pari al 7,5% di PIL. Il Superbonus quindi produce un effetto moltiplicatore di circa tre euro: per ogni euro investito il ritorno economico è di tre euro circa.

Anche dal punto di vista ambientale i risultati sono palesi. Quasi un milione di tonnellate di Co2 tagliata pari a un risparmio medio annuo in bolletta di 500 euro per ogni beneficiario[7]. L’analisi di Nomisma mette in risalto anche alcuni difetti del Superbonus, avendo subito ben 16 aggiustamenti normativi nei suoi 24 mesi di vita ma i benefici prodotti rendono questa misura uno strumento imprescindibile per trainare il Paese verso una sana e completa transizione ecologica.”

La strumentalizzazione e il sabotaggio

Qui evidenziamo e critichiamo le critiche strumentali al supebonus non per difendere la misura così come è stata congegnata[8], che non è l’obiettivo di questo lavoro, ma per andare direttamente al nocciolo della questione: il superbonus doveva essere affondato perché si configurava come una sorta di moneta fiscale che, una volta entrata a regime e ampliata nel suo uso, avrebbe consentito:

  • di ridurre il livello di ricattabilità del paese a fronte di politiche monetarie e regole contabili vessatorie che caratterizzano l’eurozona;
  • di aprire una crepa nel consolidato assetto austeritario e deflattivo dell’eurozona.

La partita era quindi diventata troppo grossa per non essere gestita direttamente da Mario Draghi, il governatore uscente della BCE.

Pertanto l’accusa di insostenibilità di una aliquota così alta risulta infondata perché il 110% era previsto solo per un breve periodo di tempo, come iniziale effetto booster per l’economia. L’accusa delle frodi era in buona parte infondata in quanto quasi tutte derivavano da altri bonus edilizi, in particolare il bonus facciate. Ripetiamo che anche qualora queste critiche avessero avuto fondamento il punto rimarrebbe un altro, in quanto l’obiettivo di screditamento basato su queste accuse era funzionale ad una azione politica di smantellamento della misura, processo avviato dal governo Draghi e terminato con il governo Meloni, che poteva agire in continuità con il governo precedente contando su una maggiore mano libera visto che il partito promotore della misura si trovava all’opposizione.

La misura è stata picconata in più punti sotto il governo Draghi. Inizialmente sfruttando quello che secondo noi è stato un errore del legislatore, l’estensione di tutta la misura a bonus edilizi minori. Infatti con il decreto antifrode del 2021, che ha esteso i controlli previsti per il superbonus anche ai bonus minori, è stato possibile inizialmente (in mancanza del dettaglio di dati) confezionare una falsa accusa contro il superbonus che sarebbe stato definito come il principale artefice delle truffe, mentre invece avrebbe rappresentato solo una minima parte di queste. Si sa che le rettifiche a posteriori di una notizia bomba lanciata e metabolizzata dall’opinione pubblica hanno poi scarso effetto di recupero del danno provocato. Macchiata l’immagine poi sono arrivati degli ostacoli reali che rischierebbero di farci cadere in tecnicismi, per cui vediamo il principale contenuto nel Decreto cessioni relativo alla classificazione dei crediti creditizi.

Il parere Eurostat come impedimento

Per andare subito all’essenziale dobbiamo tenere a mente che se il credito fiscale che circola è considerato non pagabile allora la moneta fiscale si può fare sempre, se invece è pagabile allora de facto non si riesce a fare. Infatti fattore fondamentale che ha reso possibile realizzare e portare a bilancio uno strumento come il superbonus considerandolo come duraturo nel tempo è stata la possibilità di non considerare questi crediti pagabili, ovvero come delle spese dello stato all’atto dell’emissione perché come tali avrebbero pesato come deficit di bilancio per l’anno corrente incompatibilmente con le regole dell’eurozona. Per chiarire il concetto, per l’Eurostat i crediti pagabili erano quelli che con ragionevole certezza sarebbero stati integralmente fruiti dal beneficiario (costituendo così un ammanco per le casse dello stato) e a quel punto avrebbero incrementato il deficit pubblico attivando il blocco legato alla regola del pareggio di bilancio strutturale che obtorto collo ci siamo ritrovati nell’art. 81 della Costituzione e del patto di stabilità dell’eurozona.

Durante il governo Conte i crediti fiscali erano stati considerati come non pagabili in quanto configurabili come sconto fiscale, quindi minor gettito fiscale negli anni in cui sarebbero stati utilizzati come compensazione di pagamenti all’Erario: il risultato era stato che la misura è stata realizzata.

Ma nel 2023, con il governo Meloni e il m5s all’opposizione viene formulato un parere, di tipo metodologico, dall’Eurostat che cambia le carte in tavola: le caratteristiche del credito di imposta, quali la trasferibilità, lo sconto in fattura e la possibilità di utilizzo oltre il debito fiscale dell’anno (in quanto utilizzabile in compensazione con ogni debito fiscale del beneficiario) configuravano lo stesso come un credito di tipo pagabile. In parole semplici, quella certezza dell’utilizzo che caratterizzava i crediti pagabili ritorna nel superbonus proprio perché sono trasferibili, cioè per l’Eurostat diventerebbe quasi certo che circolando arrivino a qualcuno che in quell’anno li possa utilizzare in compensazione con lo stato incidendo sul deficit annuale. Il problema guarda un po’ starebbe proprio nella circolazione
che, come detto, è il meccanismo sui cui poggia ogni progetto di moneta fiscale[9]: se di intacca la possibilità di far circolare i crediti senza farli entrare nel deficit pubblico all’atto di emissione allora cadono i benefici della moneta fiscale e la misura è probabile che si trasformi in una semplice detrazione fiscale.

Conclusioni

Rilanciare il progetto della moneta fiscale alla luce della realizzabilità ed efficacia dimostrata in questi anni e ripensarlo sia a fronte degli impedimenti normativo-metodologici emersi che del ritorno del patto di stabilità nell’eurozona, è un compito irrinunciabile per chi vuole, qui e ora, una attuazione di politiche economiche espansive e di indirizzamento dell’economia dentro uno schema di politica industriale che tuteli i lavoratori e l’ambiente.

Risorgimento socialista opererà in questa direzione che considera un terreno comune sia a forze politiche di matrice keynesiano-costituzionale che autenticamente socialiste.

 Gruppo economia di Risorgimento Socialista

 

[1] https://www.bancaditalia.it/media/approfondimenti/2017/moneta-fiscale/index.html

[2] Nel Disegno di legge 1619 sui certificati di compensa­ zione fiscale (CCF) leggiamo che « i CCF sono definibili come una  moneta fiscale: una moneta complementare, priva di corso legale, basata su sconti fiscali dif­feriti, relativi a imposte non ancora maturate. I CCF sarebbero in grado di creare la liquidità di cui il sistema economico è stato privato in anni di politiche di austerity. Tale misura permetterebbe al Governo di riprendere il totale controllo della sua poli­tica fiscale senza infrangere le regole della zona euro. Dunque, si potrebbero coniugare i vantaggi di una più ampia capacità di ma­novra del Governo in termini di politica fi­scale, senza tuttavia pregiudicare l’esistenza dell’euro (che resterebbe l’unica moneta le­gale), né la permanenza dell’Italia nell’Euro­ sistema»

 

[3] Era stata prevista una riduzione dell’aliquota nel tempo: al 90% (2023), 70% ( 2024), 65% (2025).

[4] La circolazione è l’elemento fondamentale del superbonus perché già con i bonus edilizi si era sperimentata la cessione del credito d’imposta

[5] Con il Decreto Legge n. 176/2022 si è ridotto a cinque il numero delle cessioni.

[6] https://an.cna.it/superbonus-per-ogni-euro-speso-oltre-tre-di-benefici/

[7] Con il Superbonus gli edifici hanno registrato una riduzione del 50% delle emissioni di CO2 e un risparmio in bolletta tra il 30,9% (salto di 2 classi) e il 46,4% (salto di 3 classi)

[8] Secondo noi l’errore più grande è stato quello di estendere  a tutti i bonus edilizi minori che non avevano le stesse misure di controllo invece presenti per il superbonus

[9] Come precisazione il parere dell’Eurosat formulato nel settembre del 2023 non intacca il principio che i crediti fiscali siano trasferibili, e quindi possano circolare e poi essere utilizzati come compensazione con l’Erario. In questo parere crediti vanno considerati spese dello Stato all’atto dell’emissione e non minor gettito fiscale negli anni in cui verranno utilizzati come compensazione di pagamenti all’Erario. La conseguenza è che entrano nel deficit pubblico nell’anno di emissione medesimo, non successivamente.

Tags: moneta fiscaleno austeritàpolitiche keynesiane
Previous Post

Contro l’arco di guerra

Next Post

Lo splendido isolamento

Next Post
Lo splendido isolamento

Lo splendido isolamento

Comments 1

  1. Costantino Rover says:
    3 anni ago

    Grazie per l’articolo.
    Una domanda sulla fonte di questo dato:

    “ L’effetto sull’economia

    Nel biennio 2020-2022 il rapporto debito Pil si è ridotto di dieci punti rispett 155 al 145%, l’ occupazione è aumentata per circa 1 milione di unità (tra diretta e indiretta), molte persone che non avevano i soldi hanno utilizzato lo sconto in fattura per fare lavori di ristrutturazione e acquistare impianti di elevata efficienza energetica.”

    È Banca d’Italia?
    È possibile avere il link alla fonte del dato?

    Grazie

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti

  • Islanda. Un NO a questa Unione Europea Settembre 2, 2026
  • Il Manuale Cencelli, oggi sostituito da quello delle parentele Agosto 9, 2026
  • Decreto sicurezza: la polizia può fermarti per 12 ore senza un giudice Luglio 15, 2026
  • Dal Medio Oriente all’America Latina: il mondo entra in una nuova stagione di instabilità Luglio 1, 2026
  • Tecnoautoritarismo: il potere esecutivo divora la democrazia? Giugno 29, 2026

Ultimi Commenti

  • Francesco Stolfa su Il mondo sottosopra della UE
  • Luigi Proia su A che cosa servono gli intellettuali di sinistra
  • Angelo Criscuoli su Uno sputo in faccia dal Parlamento europeo alla storia del socialismo
  • Angelo Criscuoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo
  • Gigi Bettoli su Lineamenti dell’attuale storiografia italiana sul socialismo

Archivio

  • Settembre 2026 (1)
  • Agosto 2026 (1)
  • Luglio 2026 (2)
  • Giugno 2026 (7)
  • Maggio 2026 (5)
  • Aprile 2026 (2)
  • Marzo 2026 (7)
  • Febbraio 2026 (11)
  • Gennaio 2026 (9)
  • Dicembre 2025 (6)
  • Novembre 2025 (6)
  • Ottobre 2025 (5)
  • Settembre 2025 (6)
  • Agosto 2025 (6)
  • Luglio 2025 (3)
  • Giugno 2025 (2)
  • Maggio 2025 (13)
  • Aprile 2025 (6)
  • Marzo 2025 (9)
  • Febbraio 2025 (12)
  • Gennaio 2025 (13)
  • Dicembre 2024 (12)
  • Novembre 2024 (9)
  • Ottobre 2024 (12)
  • Settembre 2024 (10)
  • Agosto 2024 (16)
  • Luglio 2024 (13)
  • Giugno 2024 (13)
  • Maggio 2024 (12)
  • Aprile 2024 (14)
  • Marzo 2024 (11)
  • Febbraio 2024 (13)
  • Gennaio 2024 (17)
  • Dicembre 2023 (20)
  • Novembre 2023 (16)
  • Ottobre 2023 (28)
  • Settembre 2023 (2)
  • Luglio 2023 (13)
  • Giugno 2023 (1)
Forza Lavoro | Spazio di cultura politica gestito e coordinato da Risorgimento Socialista

Viale Giotto 17 - 00153 Roma (RM)

C.F. 97916750587

Mail: info@forzalavoro.work

Politica di Riservatezza

© 2023 - Copyright Risorgimento Socialista - Tutti i diritti riservati

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • Prima Pagina
  • Quaderni RS
  • Video
  • Audio
    • Interviste
    • Podcast
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Contatti

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.