Molta parte delle riviste “di settore” dedicate al mondo della scuola sono in realtà del tutto organiche all’ideologia mercantile intenta a distruggere la scuola pubblica. Proprio presentandosi come riviste di settore possono giocare sulla neutralità tutta apparente. Testate di settore e generaliste conducono un affondo costante nei confronti della scuola pubblica già moribonda. Hanno mandato di darle il colpo di grazia.
Non bisogna farsi ingannare: l’attacco è condotto a tutto campo e passa anche per notizie apparentemente innocue. Da ultimo (ma solo da ultimo e pescando a caso, perché è un profluvio giornaliero), ha imperversato nel web la “notizia” del maestro delle elementari che non dà voti ai bambini bensì giudizi motivazionali.
Ora, i voti alle elementari non ci sono da anni, già sostituiti dalla pseudo-pedagogia e pseudo-docimologia dei giudizi discorsivi. Detto per inciso, non si capisce bene quale dovrebbe essere il problema con i numeri, quando in definitiva un aggancio biunivoco che traduca i giudizi rimane necessario. Che ipocrisia di fondo è dire “Intermedio” ma non voler dire “8”, quando si sta dicendo la stessa cosa e quando, semmai, il giudizio discorsivo si pensa e si comprende attraverso il numerico più che il contrario?
Si procede, semplicemente, a dare risalto a ogni “notizia” utile per (continuare a) affossare la scuola pubblica. Certamente occorre accompagnare la valutazione con un chiarimento al discente. Come dubitarne? E la valutazione deve essere formativa e non punitiva, indicando sempre le aree di miglioramento. Ma dove sta la novità? Non c’è nessuna novità, non esiste la notizia. La si inventa.
Tutto questo serve, invece, a insinuare falsamente che non sia già così! Ma non è chiaro? Presentata come è presentata sembra allettante e infatti riscuote approvazione, ma la pappa del cuore del maestro empaticissimo serve a una causa sola: a gettare discredito su maestri e docenti, allusivamente accusati di essere per lo più disempatici; a delegittimare il nocciolo della valutazione (democratica proprio perché numerica, laddove sopravvive in questa forma, ed esplicita; e pubblica; e motivata…) e con essa la funzione del docente. E con essa la scuola pubblica. Ovviamente non ha molto senso, in questo contesto, addentrarsi in puntualizzazioni sulle differenze tra la scuola primaria e la secondaria perché il problema è tutto nella scelta del notiziabile. Al lettore-tipo per il quale questi articoli sono confezionati importa ben poco (e per rendersene conto è sufficiente scorrere i commenti) qualunque serio distinguo, né interessa alcuna avveduta disamina. Sono articoli fatti apposta per screditare la classe docente nella sua interezza, di ogni ordine e grado. Per ottenere questo risultato non ci si fa scrupolo, in primo luogo, di inventare una notizia. Nella misura in cui si vuole far intendere che la grande “novità” dovrebbe consistere nel dare ragione di un risultato e indicare gli spazi di miglioramento e di crescita, il maestro in questione fa quello che è già insito nel ruolo del maestro o dell’insegnante, quindi la notizia semplicemente non esiste. In secondo luogo si alterano fatti e si omettono informazioni, evitando disinvoltamente di dire che nella scuola primaria il voto numerico non viene assegnato. Ma non sono interessato a un esercizio di “fact-cecking”, quanto a indicare i contorni e le finalità di quella che è una vera e propria narrazione.
Quella allestita per distruggere la scuola pubblica è una narrazione che si alimenta di molti tasselli e nella quale vengono inquadrate modalità sistematicamente a senso unico di presentare situazioni e problemi. Insomma una narrazione tossica contro la scuola pubblica, con alcuni cliché immancabili ma efficaci nel dirigere il malessere dei ceti medi frustrati facilmente inclini a credere che il problema della scuola pubblica italiana siano gli insegnanti che proprio non sanno fare il loro mestiere. Oppure che la scuola finlandese sia tanto perfetta e quella italiana tanto orribile.

