Segnali incoraggianti e che hanno fatto registrare un forte colpo al neoliberismo e all’imperialismo normativo dell’UE sono arrivati dall’Islanda, dove l’esito della consultazione referendaria ha manifestato la bocciatura da parte del popolo nordico all’ingresso del proprio Paese nell’UE.
Al di là delle interpretazioni opportunistiche fatte dalla politica, è innegabile che dal menzionato referendum in Islanda è emersa la netta opposizione ad un sistema, quello unionale, contrassegnato, tra le altre cose, dai vincoli di spesa, che spesso hanno costretto gli Stati membri a tagliare la spesa pubblica necessaria; da politiche di privatizzazione del patrimonio (anche aziendale) pubblico, esponendo gli Stati membri a rivolgersi al mercato dei capitali per reperire la liquidità necessaria all’azione di governo; dall’idea di mercato unico, che ha prodotto effetti collaterali come il dominio delle holding e degli oligopoli di fatto, nonché l’affermazione ancora più netta delle multinazionali in danno di piccole imprese, lavoratori e consumatori; da politiche belliciste, che spingono gli stati membri all’indebitamento per la fornitura di materiale bellico a Paesi terzi, seguendo alle lettera le idee liberali espresse dalla letteratura bellicista durante la Belle epoque.
Del resto, dal biennio 1992-93 in conseguenze delle politiche unionali si è assistito a fenomeni come la precarizzazione del lavoro dipendente e la semplificazione dei licenziamenti, la mancata crescita dei livelli retributivi, la delocalizzazione delle imprese in Paesi asiatici e lo spostamento di capitali in paradisi fiscali esistenti in UE, come Olanda e Lussemburgo.
Pertanto, il patriottismo scandinavo è ammirevole e lodevole, in quanto è in linea con i principi propri del socialismo bolscevico, per come espressi da Lenin, il quale ultimo esalta la difesa della patria.
Patriottismo che dovrebbe scuotere la politica nazionale, sempre più succube del capitalismo atlantista e poco incline alla difesa degli interessi del nostro Paese e il tutto si pone in netto contrasto rispetto alla falsariga tracciata da personalità illustri della Prima Repubblica, quali furono i vari Enrico Mattei, Aldo Moro, Sandro Pertini, Pietro Nenni per citarne alcuni, le quali tentarono di restituire all’Italia quella sovranità che Yalta le aveva sottratto.
Al contempo, il sentimento patriottico dovrebbe scuotere altresì il popolo italiano, il quale, pur impossibilitato a domandare un referendum abrogativo dell’adesione all’UE, deve comunque sentirsi defraudato dal fatto che l’adesione all’UE è incostituzionale, in quanto viola i tre parametri sanciti all’art. 11 Cost. (limitazione e non annullamento della sovranità, scopo pacifico e trattamento paritario dell’Italia rispetto agli altri Paesi), necessari per l’adesione del nostro Paese alle organizzazioni internazionali.
L’auspicio è che l’esito del referendum in Islanda apra la porta all’uscita del nostro paese dall’UE e dal sistema liberista da esso imposto, per tornare al socialismo e alla Costituzione che abbiamo ereditato dalle Madri e dai Padri Costituenti.
