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Illusione green: il capitalismo dipinto di verde non salverà il pianeta

Cosa significa davvero “green”

Luca Parodi by Luca Parodi
Marzo 7, 2026
in ambiente, Riflessioni
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Illusione green il capitalismo dipinto di verde non salverà il pianeta
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L’economia green promette crescita e sostenibilità, ma spesso si limita a rendere più efficiente lo stesso sistema che ha prodotto la crisi climatica. Tecnologie verdi e rinnovabili riducono le emissioni, ma non mettono in discussione il modello di crescita infinita.

L’economia green e le nostre illusioni

C’è una parola che negli ultimi anni ha acquisito il potere di un talismano: 𝐠𝐫𝐞𝐞𝐧. La si incontra ovunque — nei piani industriali, nelle campagne pubblicitarie, nei programmi elettorali, nei summit internazionali. “Green” promette una riconciliazione quasi miracolosa: sviluppo economico e tutela ambientale, profitto e giustizia climatica, crescita e sostenibilità.

L’idea è semplice e seducente: possiamo continuare a produrre e consumare come prima, purché lo facciamo in modo più pulito.

Ma dietro questa promessa rassicurante si nasconde una domanda che raramente viene posta: stiamo davvero cambiando il nostro rapporto con la natura oppure stiamo semplicemente ridipingendo di verde lo stesso modello economico che ha generato la crisi climatica?

Cosa significa davvero “green”

Nel linguaggio tecnico contemporaneo, 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐠𝐫𝐞𝐞𝐧 indica un insieme di pratiche volte a ridurre l’impatto ambientale: minori emissioni di CO₂, maggiore efficienza energetica, riciclo, economia circolare, tutela della biodiversità.

Questa definizione appare razionale e persino inevitabile. Tuttavia è anche incompleta.

Il concetto di “green”, infatti, non riguarda soltanto le tecnologie o le emissioni. Riguarda il modo in cui una società organizza la produzione, distribuisce le risorse e definisce la propria idea di ricchezza. In altre parole, riguarda il rapporto tra umanità e natura.

Ripensare davvero l’economia in senso ecologico significherebbe interrogarsi su un modello fondato sulla 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐚 all’interno di un pianeta che, per definizione, è limitato.

Oggi invece la parola “green” viene spesso usata in un senso più modesto e meno rivoluzionario: non come sinonimo di diverso, ma semplicemente di meno dannoso.

Ed è qui che nasce l’illusione. Le tecnologie verdi esistono e svolgono un ruolo importante nel ridurre l’impatto ambientale.

Le auto elettriche diminuiscono le emissioni dirette nelle città; le energie rinnovabili come solare ed eolico tentano di sostituire i combustibili fossili; nuove batterie promettono maggiore efficienza energetica; l’idrogeno verde viene presentato come soluzione per alcuni settori industriali difficili da decarbonizzare.

Anche l’edilizia sostenibile, l’agricoltura di precisione e le tecnologie di cattura del carbonio rappresentano strumenti potenzialmente utili.

Tuttavia la questione decisiva non è tecnologica ma sistemica: queste innovazioni stanno realmente riducendo il consumo globale di risorse oppure stanno rendendo più efficiente un sistema che continua a espandersi?

Prendiamo l’esempio delle auto elettriche. Non emettono gas di scarico durante l’uso, ma richiedono grandi quantità di litio, cobalto e altri minerali estratti in miniere spesso situate nei paesi più poveri del pianeta.

Le infrastrutture per le energie rinnovabili richiedono enormi quantità di materiali industriali e nuove catene produttive globali. Ogni transizione energetica implica quindi nuovi cicli estrattivi, nuovi mercati, nuove forme di sfruttamento.

Il paradosso è evidente: stiamo tentando di risolvere una crisi provocata dall’eccesso di produzione attraverso un’ulteriore espansione della produzione stessa.

Effetto rimbalzo

L’𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐛𝐚𝐥𝐳𝐨 descrive un fenomeno noto agli economisti ambientali: quando una tecnologia rende un processo più efficiente, il risparmio ottenuto può essere compensato da un aumento complessivo dei consumi.

Se produciamo sempre di più, anche una produzione più pulita può generare un impatto ambientale crescente. Il problema, quindi, non è soltanto ridurre le emissioni. È interrogarsi sulla struttura stessa del sistema economico.

Viviamo in un sistema che misura il successo attraverso la crescita continua del PIL. Ma la Terra non cresce. Le sue risorse sono finite e i suoi cicli naturali hanno tempi che non possono essere compressi oltre una certa soglia.

L’epoca che gli scienziati chiamano 𝐀𝐧𝐭𝐫𝐨𝐩𝐨𝐜𝐞𝐧𝐞 — quella in cui l’attività umana è diventata una forza geologica capace di modificare il clima e gli ecosistemi — non è nata da un semplice errore tecnico. È il risultato di un modello economico fondato sull’accumulazione illimitata.

Se l’obiettivo resta la crescita permanente del capitale, ogni innovazione verde rischia di trasformarsi in un nuovo motore di sfruttamento.

Oltre la transizione: cambiare sistema

Una transizione davvero ecologica non può limitarsi alla sostituzione delle tecnologie. Significa mettere in discussione la priorità del profitto rispetto alla vita, del mercato rispetto ai bisogni sociali, della competizione rispetto alla cooperazione.Ciò implica una trasformazione più profonda dell’organizzazione economica globale: ridurre la produzione superflua, redistribuire le risorse e accettare il principio della sufficienza.

In questa prospettiva, il dibattito sul superamento del 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 non è una formula ideologica, ma una domanda concreta: può un sistema fondato sulla crescita infinita rispettare i limiti ecologici del pianeta? Un modello orientato alla pianificazione ecologica e alla gestione democratica delle risorse potrebbe mettere la sostenibilità al centro, invece di relegarla a semplice segmento di mercato.

L’economia green, così come viene oggi presentata, offre una promessa rassicurante: possiamo continuare a crescere e consumare, purché lo facciamo in modo più efficiente. È una narrazione potente perché non richiede cambiamenti radicali. Ma la crisi climatica non è soltanto un problema di tecnologie o di emissioni. È un problema di sistema.

Se non mettiamo in discussione le fondamenta economiche che hanno prodotto l’Antropocene, il verde rischia di restare soltanto un colore.

La vera sfida non è rendere sostenibile l’insostenibile. È costruire un’economia in cui la sostenibilità non sia un settore del mercato, ma la condizione stessa della sua esistenza.

 

striscia rossa

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Tags: Antropocenecapitalismo e ambientecrescita infinitacrisi climaticaeconomia greensostenibilità economicatransizione energetica
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